Toh, l'Italrugby (finalmente) s'è desta. Batte il Galles e ora può riscrivere la storia

Impresa all'ultimo respiro a Cardiff. Organizzazione, cuore e giovani per ripartire

Toh, l'Italrugby (finalmente) s'è desta. Batte il Galles e ora può riscrivere la storia

Gli incubi finiscono all'ultimo minuto. Una corsa disperata di un folletto come Ange Capuozzo che mette su un piatto d'argento un pallone che pesa quanto 36 sconfitte di fila e 101 in totale nella storia azzurra del Sei Nazioni. La meta di Padovani le spazza in un colpo solo e dopo sette anni riporta il sorriso nello spogliatoio azzurro. Per la prima volta nella storia l'Italia passa a Cardiff: fino ad ora sull'erba del Millennium erano state solo sconfitte e un pari strappato nel 2006. Stavolta arriva una vittoria che a dispetto del punteggio è rotonda come poche.

La truppa di Crowley l'ha costruita sulla difesa, alzando l'intensità sui punti di incontro senza concedere sconti ai Dragoni. Sontuosa la prima linea con Fischetti e Nicotera perfetti nell'imbrigliare il possesso gallese e trasformare in occasioni per i calciatori ogni tenuto a terra dei padroni di casa. Con i piazzati di Paolo Garbisi e Edoardo Padovani mettiamo il muso avanti, e sempre con la tomaia dei nostri cecchini restiamo agganciati alla partita ben oltre la nostra zona desistenza. La svolta è a metà primo tempo: per un soffio Monty Ioane si strozza in gola una meta già segnata, placcato alla bandierina da Josh Adams. Da qui si materializza l'inferno: il Galles preme, ma l'Italia alza la sua Maginot. Per 10 minuti si soffre, placcaggio dopo placcaggio, ma senza chiudersi. Gli azzurri provano sempre a risalire la china a dispetto del fattore campo. La birra si riscalda tra le mani dei tifosi ogni volta che l'ovale torna di proprietà italiana fino alla corsa disperata di Capuozzo che prima innesca le marce alte lungo l'out poi chiama il sostegno di Padovani per il sigillo finale che allontana il decimo cucchiaio di legno dalla nostra bacheca.

Le lacrime di Garbisi dopo la trasformazione dicono tanto: sanno di motivazione ritrovata, di un progetto che dopo una partenza difficile rimette in carreggiata l'ovale di casa nostra. A Cardiff ha vinto una squadra che sta cercando di ripartire da zero. Non può contare sui mezzi a disposizione del passato né sui talenti che hanno frequentato l'azzurro degli ultimi anni. È il secondo tassello di una rinascita: il primo è quel gruppo di Under 20 che nel Sei Nazioni di categoria ha messo in fila Inghilterra e Scozia e che questo pomeriggio sfida il Galles per un record che sa tanto di futuro. Quella di Cardiff invece è una vittoria che pesa come quelle del 1997 tra Dublino e Grenoble o quelle della doppietta Francia-Irlanda del 2013. Se letta nel modo giusto può diventare un macigno per ricostruire tra le macerie del passato. Un punto di partenza per ritrovare una strada e un obiettivo per una squadra che anagrafe alla mano ha ancora molto da dire. Troppe volte dopo «aver scritto la storia» ci siamo ritrovati a ripartire da zero. Non è un caso che gli azzurri non hanno mai visto i quarti di finale di un mondiale anche a dispetto delle vittorie spot nel Sei Nazioni. La strada è ancora lunga ma affrontarla oggi, dopo aver ritrovato la vittoria, la fa sembrare meno in salita.

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