L'Olimpiade splende, ma si è spenta una fiamma. E' quella di Tommaso Giacomel, l'uomo che doveva splendere nel biathlon e che invece ha finito i suoi Giochi proibiti seduto sul ciglio della pista come se avesse un coltello conficcato nel fianco: solo che il coltello non c'era, ma neppure il fiato. Era in testa Tommaso, nella 15 chilometri mass start, la sua gara. L'illusione è durata due poligoni: nessun errore al tiro, solo quello di essere nella giornata più amara della sua carriera. Capita purtroppo, nel modo più atroce. E questo conferma che non esistono Dei nell'olimpico: gli atleti sono uomini tirati all'eccesso, e a volte basta un niente, qualcosa che addirittura non si capisce, per far svanire la luce. "Giacomel ha accusato un leggero malore dice il primo comunicato della Fisi -, ha preferito fermarsi ed è stato immediatamente assistito. Ora sta meglio e si muove autonomamente". E allora: perché? Facciamo domande, forse non ci sono risposte. Però Tommaso era partito per Milano Cortina con il bagaglio di una stagione d'oro: a gennaio era stato il primo azzurro a vincere due gare di fila. "Voglio tre podi" aveva detto, non aveva messo nel conto l'unico che poi è arrivato nella staffetta: anche in quel caso l'argento era stato un po' opaco, dopo una prima frazione in cui ha sbagliato due volte nel tiro in piedi. Doveva essere, quel secondo posto, l'antipasto di un sogno. È finita con un'indigestione.
Testa, stomaco o quant'altro, tutto può essere. Ansia, chissà, dello sport moderno che non accetta eroi sconfitti. Ma la rabbia è che questa volta il poligono non l'aveva tradito: "Brutto fallire alle Olimpiadi" aveva detto dopo il ventunesimo posto nella Sprint e il nono nell'inseguimento: questa doveva essere la sua grande rivincita. E invece: "Ha sentito un dolore al costato ha poi spiegato il medico della squadra Fabio Cianciana -, gli è successo in uscita dal poligono, non era mai successo. Lui non ha mai avuto problemi, è un episodio di quelli che si contano sulle dita di una mano. Per me non succederà più". Non è una consolazione.
Gli esami poi hanno confermato che è stato solo un attimo: ecografia e elettrocardiogramma sono ok. Così restano di quelle immagini di lui in testa a metà gara, di lui che scompare dal gruppo, di lui che arranca sulle salite, di lui che si ferma: "Il corpo non mi ha permesso di proseguire: sono arrabbiato e devastato. Ci riproverò tra quattro anni".
Noi siamo e saremo con lui, con questo eroe al contrario. Così come stiamo con Vittozzi e Wierer che chiuderanno oggi con la 12,5 km mass start: per Dorothea è anche la fine di una meravigliosa avventura. Questa volta la fiamma resterà accesa, comunque andrà.