Leggi il settimanale

Vittozzi scia, spara e sorride. È il primo oro del biathlon

E regala all'Italia la vittoria n° 50 nella storia dei Giochi invernali. "Negli ultimi 2 km ho capito che potevo farcela"

Vittozzi scia, spara e sorride. È il primo oro del biathlon
00:00 00:00

Monna Lisa è un tableau vivant. Un quadro vivente perché scia, spara e sorride. Non è statica, non sta con le braccia conserte fissando il pubblico, ma imbraccia una carabina con la quale va a segno senza intoppi. Ha il profilo minuscolo di un'atleta della fatica, ma è gigante nelle proporzioni vitruviane del suo exploit. Leonardo non l'avrebbe potuta disegnare meglio: l'ovale perfetto, la doppia treccia antica, una ferocia moderna, colorata come il cielo di Anterselva ed il suo tifo multicolore che sottolinea ogni colpo perfetto, sostiene ad ogni pattinata verso la vittoria. Lisa ha gli occhi blu. Ma oggi piace pensare siano innanzitutto azzurri.

Voleva inseguire e si prende l'oro nella 10 km dell'inseguimento. Aveva deciso una strategia e l'ha portata avanti. Nei primi due poligoni, sorpassa quelle che l'avevano preceduta nella sprint di sabato, chiusa al quinto posto: la norvegese Maren Kirkeeide è d'argento, bronzo alla finlandese Suvi Minkkinen.

"Agli ultimi due km ho capito che si poteva fare", dice con un filo di voce, prima di commuoversi, pensando ai tanti intoppi di una carriera stellare a cui ora non manca più nulla. Con 12 medaglie mondiali, 3 sigilli olimpici, due qui a Milano Cortina, 1 coppa generale e 4 di specialità, 51 podi in coppa (13 vittorie), ha compiuto da poco 31 anni di serenità. Eppure, quando giovanissima la davano per predestinata, per lei cominciarono anche attacchi di ansia e panico e due giri all'inferno per due stagioni in cui pensò anche al ritiro.

Rinasce nel 2022, sistemando anche il tiro con un nuovo staff, ma poi è la schiena a presentarle il conto. Ora si può mettere tutto alle spalle. Nel tempio italiano del biathlon, a casa d'altri, di tanti altri campioni a partire da Dorothea Wierer, sua grande rivale, sofferta assai. Amiche mai? Come Goggia e Brignone? Ma in fondo che importa: questa è una gara di sport e non di cortesie.

Vittozzi è il primo oro olimpico della storia italiana del biathlon e il n°50 ai Giochi invernali per gli azzurri. Porta alla squadra l'ottava medaglia a cinque cerchi, il 22° sigillo a questi Giochi, ma è, innanzitutto, tutta sua e si impasta della regola aurea della sua terra: Sappada, landa friulana di faticatori della neve come Silvio Fauner, oggi vicesindaco di questo borgo, e Pietro Piller Cottrer, entrambi oro nel fondo a Cinque Cerchi, fra 1994 e 2006, ma anche di Davide Graz, ieri staffettista di bronzo: buon sangue non mente. Sul podio piangerà e terrà gli occhi chiusi durante tutto l'inno di Mameli. All'arrivo allarga le braccia, rallenta sul traguardo per salutare tutti e prendersi un abbraccio corale che ricambia con l'inchino.

Un gesto che è marchio di fabbrica del compagno Tommaso Giacomel.

Lui ieri ha chiuso nono in una gara che, per la cronaca anche un po' rosa, ha premiato ancora con l'argento il norge Sturla Holm Laegreid. Fedigrafo confesso in mondovisione, è al terzo sigillo in pochi giorni. Fortunato ai Giochi, sfortunato in amore. Capita. San Valentino a suo modo lo ha ripagato.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica