Voleva fare l'archeologo e si è ritrovato designer

«L'irrazionale guida la mia mano, toccare una Alfa Romeo è sempre un'esperienza sensuale»

Roberta Pasero

Milano C'è un'Alfa Romeo 4C con livrea provvisoria delle racing car, nera con cuori e quadrifogli rossi, parcheggiata nel Quadrilatero della moda, a Milano. Come su tutte le auto da corsa ha un numero sulle portiere, qui è il 50, e un nome scritto in corsivo: Klaus Busse. Proprio lui, l'uomo che disegna i sogni di milioni di appassionati di motori. Il car designer tedesco che con i 200 del suo team dell'Fca Centro Stile di Torino, trasforma linee e forme in architetture in movimento.

Fiat, Abarth, Lancia, Maserati, Alfa Romeo. Busse abbraccia con lo sguardo la sua 4C, accarezza con la mano cuori e quadrifogli, come a sfiorare quanto di più emozionante e prezioso uno ha: «Un pezzo unico che mi sono dedicato per festeggiare i miei 50 anni, il numero che c'è sulle portiere. Ma in realtà, ogni Alfa Romeo è un'opera d'arte. È un equilibrio perfetto tra heritage, velocità, bellezza, aerodinamica, sensualità. È design innovativo cominciato 109 anni fa», sorride Klaus Busse, head of design Fca Emea, di solito imprendibile, ma che in questa intervista dalla location inconsueta ci svela i segreti di un brand icona del made in Italy. E quelli di macchine del tempo firmate da autentici miti: Boano, Gandini, Scaglione, Spada, Pininfarina, Bertone, Giugiaro, Zagato.

E pensare che da bambino Klaus Busse voleva fare l'archeologo. Come Indiana Jones sempre alla ricerca di reperti e di avventura. «Ma poi negli stessi anni la televisione mandava in onda le puntate di Miami Vice e Magnum PI, dove l'avventura correva a bordo di auto da far girare la testa. Una coppia di amici dei miei genitori erano designer, così cominciai a pensare che anch'io avrei potuto disegnare i miei sogni a quattro ruote. Che erano quelli di creare Lamborghini e Ferrari del futuro».

Busse il car designer nasceva allora, quando a dominare non era la tecnologia e i sogni si disegnavano a mano libera, creando bellezza razionale e irrazionale. «Oggi come allora, quando mi metto davanti al foglio bianco è l'irrazionale che guida la mia mano. Sono le sensazioni, le emozioni che diventano linee. Linee muscolose, ma anche morbide, soft», spiega Busse, un passato in Mercedes-Benz e negli Usa per i marchi Chrysler, Jeep, Dodge e Ram. «Poi è ancora molto importante scolpire manualmente, modellare il prototipo a mano, come gli artigiani rinascimentali facevano con le opere d'arte».

Un tocco d'artista che rimane come un imprinting sulla carrozzeria di ogni Alfa Romeo, da ammirare e da toccare, proprio come Klaus Busse continua a fare con la sua coupé bespoke.

«A meno che non si compri online, quando si acquista un abito lo si guarda e lo si tocca. Perché il tatto per noi esseri umani è qualcosa di molto importante. Lo stesso va fatto con un'auto. Io dico sempre che si scopre un'Alfa Romeo soltanto lavandola a mano, accarezzandone i paraurti, le fiancate, la fanalatura. Toccare un'Alfa Romeo dev'essere sempre un'esperienza sensuale».

Ma anche gli interni di ogni modello hanno l'inconfondibile Dna Alfa Romeo. «Lo screen iperconnesso è sempre relativamente grande, perché il vero alfista non deve mai ostentare. E non può avere distrazioni. Soprattutto non deve avere davanti agli occhi un oggetto vanitoso che gli dica Guardami, guardami, ma una tecnologia al suo servizio, che lo aiuti a guidare, non a farsi guidare». Almeno finché arriverà il tempo dell'Alfa che verrà, elettrica e a guida autonoma, che cambierà il total look, ma ciò accadrà dopo il Suv Tonale, l'ibrido plug-in che prima di sfrecciare sulle strade ha già vinto il Car Design Award al Salone Parco Valentino in giugno. «Quella autonoma non avrà bisogno di fari, ma di piccole luci posizionate qui e lá sul tetto, un po' come hanno gli aeroplani», dice Busse. «Quella elettrica, invece, sul frontale non avrà necessità di areazione, e dunque tutto ruoterà attorno all'inconfondibile e iconico scudetto trilobo con il biscione. In fondo, la storia del mito Alfa Romeo comincia proprio tutta da qui».

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