"E pensare che al risveglio l'avevo vista un po' troppo rilassata...". Davide non è solo un allenatore: è il fratello, il confidente, il motivatore. Davide Brignone era anche il predestinato di famiglia, "e il mio sogno era di vivere dei giorni così: non l'ho potuto fare da atleta, ma non ho rimpianti. Sono felice di averlo potuto realizzarlo grazie a Federica".
Dopo il SuperG hai pianto a dirotto...
"Sì, è stata un'emozione particolare: lì c'è una manche sola, tutto può succedere. Il gigante mi piace di più: c'è il tempo di controllare le emozioni. Poi è chiaro che puoi saltare alla prima curva, però la situazione era più tranquilla".
Com'è stato possibile tutto questo, Davide?
"Da fratello devo dire che Federica è stata favolosa: come ho detto mi sembrava non avesse la solita grinta, e invece... Da allenatore aggiungo che è stata speciale: dopo un infortunio del genere in questo modo dentro di te c'è sempre la paura che succeda di nuovo, non tutti sarebbero tornati in pista così. Quasi nessuna, direi: questa è la sua forza".
Il segreto del secondo oro?
"La scioltezza: le altre facevano fatica sulla neve, erano più nervose. Lei sembrava volare. E poi la leggerezza: in fondo eravamo felici solo di essere qui, sarebbe stata una vittoria anche senza medaglie".
Ma poi?
"Poi si è alzata la mattina e si è accorta che la gamba le faceva meno male. Lì ha cominciato a crederci davvero".
Le avversarie si sono inchinate.
"Mi ha fatto piacere. In queste ultime settimane ho sentito tanto rispetto anche da parte degli altri tecnici: c'è una sana ammirazione per lei, e questo spiega che persona sia mia sorella".
Cos'è Federica per te?
"Un esempio. L'ho detto anche a Lara Della Mea, a cui ho fatto i complimenti. Deve continuare a crederci: se Fede a 35 anni, e dopo un infortunio del genere, ha realizzato questa impresa, c'è tempo per arrivare a realizzare un sogno. Basta crederci".
A proposito: in questi mesi Federica ha avuto momenti in cui pensava di non farcela. E tu?
"Adesso posso dirlo: l'ho pensato. Però il mio compito era quello di starle vicino e di accettare qualsiasi decisione avesse preso. Io le ho sempre detto: vinciamo e perdiamo insieme. Così è stato e sempre sarà".
All'inizio il tuo ruolo di allenatore non era stato gradito: è una vittoria anche questa.
"È una soddisfazione. Noi tecnici siamo quelli che giocano la partita grazie agli atleti, a Federica ho sempre detto che le sarei stato accanto soltanto se davvero fossi stato utile: mi doveva avere vicino per quello e non perché ero suo fratello. Se mi accorgessi che non è più così mi farei da parte".
Ma fino a quando? Mamma Ninna dice basta: voi?
"Io so che a lei piacerebbe fare
le prossime gare di Coppa del mondo, ma io in realtà vorrei che si fermasse un attimo a vedere come sta la sua gamba. Come ho detto è Fede che deve decidere, però temo di conoscere la risposta... Si sta divertendo troppo".