Tutti contro Ibra. E di striscio anche Gerry Cardinale che ha esaudito una parte delle richieste fatte a viva voce dal tifo milanista (la raccolta firme per liquidare la figura di Giorgio Furlani) ma ha tenuto al suo fianco Zlatan, che è socio di RedBird (particolare non secondario: ha versato una consistente cifra), condividendone la visione e la soluzione drastica dell'azzeramento di tutta la catena di comando dell'ultima stagione, dall'ad all'allenatore passando per il ds e l'addetto allo scouting. Solo Allegri e Tare sono stati salvati dagli striscioni dei tifosi segnalati sui cancelli di San Siro a dimostrazione palese che l'ultimo Milan era percepito oltre che diviso in più fazioni, aveva insomma due anime e un paio di volanti per la guida tecnica e amministrativa dello stesso team.
L'operazione piazza pulita, dal punto di vista contabile, ha avuto un costo calcolato secondo alcuni fonti in 22 milioni lordi da inserire alla voce perdite di questo bilancio in chiusura il prossimo 30 giugno. Da ieri, gli uffici di casa Milan sono stati presidiati dai media per controllare il traffico ma la regia delle prossime mosse si è spostata a Londra. Cardinale e Ibra sono infatti partiti, destinazione una serie di colloqui per scegliere le tessere del futuro mosaico societario. Così non è passata inosservata la scena del mesto rito di Igli Tare che ha liberato la sua scrivania portandosi dietro solo una maglia rossonera a lui intestata sigillata in una cornice di vetro. Lo hanno visto particolarmente commosso, con le lacrime agli occhi. Proprio come era accaduto dopo la conferenza stampa prima di Genoa-Milan durante la quale Allegri aveva avuto parole di sincero apprezzamento ("è una persona per bene oltre che un bravo professionista") per il ds da sempre tifoso del Milan e per questo particolarmente amareggiato per la conclusione precoce del rapporto. Nessuna meraviglia allora se dopo il gol di Saelemaekers è stato uno dei pochi, nella cerchia dirigenziale schierata in tribuna d'onore a San Siro, a schizzare in piedi per la felicità (l'altro è stato Adriano Galliani, ndc).
Sempre da ieri è cominciato l'esame degli effetti collaterali provocati dal repulisti di casa Milan. Con i riflettori puntati su alcuni esponenti del team che dall'addio prematuro di Tare e Allegri potrebbero prendere lo spunto per decidere di chiudere l'esperienza con Milanello. Uno di questi è sicuramente Rabiot, non inserito - e non è un caso - nell'elenco dei rossoneri visti afflitti alla fine della sfida col Cagliari. Con lui il portiere Mike Maignan reduce da un rinnovo contrattuale prestigioso del quale il ds Tare è stato uno dei protagonisti: il capitano è partito per prepararsi al mondiale, incaricherà i suoi agenti di ridiscutere quell'intesa. Probabilmente per identico motivo Rafa Leao, accreditato sempre dal nuovo ticket del Milan di mancanza di leadership, ha vergato un lungo e motivato messaggio, la prima spiegazione pubblica a una stagione di grande depressione (per la pubalgia) e in parte per il contributo tecnico modesto offerto al team specie nella tormentata fase finale. Ha scritto il portoghese sul suo profilo Instagram: "È stata una stagione che ha messo a dura prova il mio stato fisico e psicologico e solo chi l'ha vissuta in prima persona con me sa quanto sia stato difficile.
Voglio ringraziare tutti coloro che hanno fatto il possibile e l'impossibile per far sì che questa stagione prendesse una piega completamente diversa. Che il Milan possa tornare a vivere momenti di gioia e trionfi nella prossima stagione".