Spot dell'Ikea, il Fli spara a zero contro i gay Ma Fini non era il paladino delle coppie di fatto?

Ancora polemiche sullo spot sulle "famiglie" gay. Bacio libero davanti all'Ikea di Roma. Buttiglione all'attacco: "Gli etero pagano le pensioni ai gay". Anche il futurista Menia polemizza: "Se il mondo funzionasse in 'quel' modo sparirebbe". Ma Fini non si era "convertito" al pensiero progressista?

Roma - Se la strategia di marketing dell'Ikea era scatenare il dibattito, ci sono riusciti a pieno. Dieci e lode all'ideatore della campagna del gruppo svedese per l'apertura del nuovo centro commerciale a Catania. "Siamo aperti a tutte le famiglie", giganteggiava lo spot ovunque nel capoluogo siciliano. E i due uomini che passeggiano, mano nella mano, per il grande magazzino reggendo borse gialle e blu cariche di nuove compere, sono diventati una vera e propria icona. La comunità omosessuale ha accolto con gran favore la pubblicità lanciata il mese scorso dall'Ikea e ha cavalcato il lancio per ribadire la necessità di politiche sociali in favore delle coppie gay.

Una provocazione che non è piaciuta per nulla ai "progressisti" di Futuro e Libertà. Non l'hammo mandata proprio giù. "Quel manifesto non mi piace", fa eco il coordinatore nazionale di Fli, Roberto Menia, sottolineando che "la famiglia riconosciuta dalla Costituzione è quella composta da uomo e donna e anche io non sono d'accordo che quella raffigurata nel manifesto sia una famiglia". "Se il mondo funzionasse in 'quel' modo - sentenzia il finiano Menia - nell'arco di una generazione sparirebbe". D'altra parte era il 1998 quando lo stesso Gianfranco Fini, durante l'Uno contro tutti del Maurizio Costanzo Show, tuonava: "Lo so, ora l'intelighenzia mi farà a fettine, ma io la penso così: un maestro elementare dichiaratamente omosessuale non può fare il maestro". Poi, parlando direttamente con Franco Grillini, rincarava: "Non farò nulla perché siate discriminati ma non chiedetemi di fare qualche cosa perché siate considerati sullo stesso identico piano legislativo della famiglia naturale".

Erano altri tempi. Ne è passata di acqua sotto i ponti. E Fini ha fatto a tempo ad affondare Alleanza nazionale, confluire nel Pdl e inventarsi il Fli. Nella sua metamorfosi politica, il presidente della Camera è voluto diventare il "padre nobile" delle coppie di fatto. Prima rompendo i tabù presenti nel Pdl, poi riportando la propria battaglia tra i punti del programma futurista. "Dobbiamo necessariamente prendere atto - è il pensiero di Fini - che nella nostra società ci sono forme di convivenza non assimilabili alle famiglie ma che vanno tutelate". Pensiero ampiamente condiviso dal falco Fabio Granata secondo il quale regolare i matrimoni gay è "una questione di civiltà".

Lo strappo di Menia riporta sotto i riflettori della politica un fronte tutt'altro che chiuso. Pochi giorni fa lo stesso sottosegretario alla Famiglia Carlo Giovanardi aveva provato a chiudere la polemica spiegando che "lo spot dell'Ikea offende la nostra Costituzione". La comunità gay ha colto al volo le parole dell'esponente Pdl per scendere in piazza. L'appuntamento è per sabato, davanti all'Ikea di Bufalotta (Roma Nord). Si chiama "Bacio libero" e le persone che vi parteciperanno si divideranno in coppie ("qualunque sia il genere di famiglia") e si baceranno per un minuto. Poi entreranno mano nella mano all’Ikea. "In Italia vivono attualmente 5 milioni di omosessuali e un milione di coppie di fatto di cui oltre 250mila composte da persone dello stesso sesso - spiegano gli organizzatori della protesta - l’articolo 3 della Costituzione afferma l’uguaglianza di tutti senza distinzione di sesso". Lo slogan del pomeriggio sarà: "Noi dentro Ikea, Giovanardi fuori dal mondo". Si scalda la polemica proprio nei giorni in cui, su richiesta del Pd, la conferenza dei capogruppo a Montecitorio ha calendarizzato per fine maggio la legge sull'omofobia sbloccando in questo modo l'iter in commissione Giustizia dove il provvedimento stazionava ormai da un anno e mezzo.

Il "Bacio libero" davanti al grande magazzino romano ha subito fatto il giro dei social network. Un gruppo Facebook ha subito fomentato la campagna contro Giovanardi. "Nella Carta, sulla quale io ho giurato fedeltà, la famiglia è quella costituita da uomo e donna - ribadisce Giovanardi - le iniziative come questa finiscono per danneggiare la causa degli omosessuali, e non a favorirla". Ma il sottosegretario non è il solo a non gradire la trovata pubblicitaria dell'Ikea. In molti, infatti, hanno storto il naso. "Non mi sono scandalizzato tanto per questi manifesti dell’Ikea, ma in generale - spiega il presidente dell'Udc Rocco Buttiglione - ci sono le famiglie tradizionali che fanno crescere i bambini e li educano. Questi quando sono grandi pagano tasse e contributi anche per le pensioni e l’assistenza sanitaria di quelli che i bambini non li hanno avuti, e che hanno avuto invece molti soldi in più durante la vita". E chiede: "Sennò da dove pensiamo che si prendano i soldi per pagare le pensioni ai gay?".

Se l'Ikea approda a Catania pubblicizzando il proprio punto vendita con una coppia omosessuale, di certo non lo fa a casaccio. C'è dietro uno studio. Per lanciare il nuovo spazio l'Ikea ha appunto deciso di lanciare una campagna sulle "nuove famiglie" facendo discutere da mesi. "Noi di Ikea la pensiamo come - si legge nello spot - la famiglia è la cosa più importante". Molto democratico, appunto. "Quello che cerchiamo di fare è rendere più comoda la vita di ogni persona, di ogni famiglia e di ogni coppia, qualunque essa sia".

Bisogna, tuttavia, chiedersi per quale ragione l'Ikea, un'azienda che punta tanto sulla comunicazione abbia optato per una campagna pubblicitaria del genere proprio a Catania. Sicuramente perché, come già Oliviero Toscani, l'intento è quello di far parlare di sé, garantendosi in questo modo una visibilità assicurata.  

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