Sprechi, la grande abbuffata delle commissioni

Creati alla Regione Molise dodici organi di studio: dall’influenza suina ai disagi delle famiglie. I trenta consiglieri si occupano di tutto, senza produrre mai un rapporto. E a fine anno tutti insieme si spartiscono un milione di euro

Sprechi, la grande abbuffata delle commissioni

Roma - Taglia e (s)cuci. Mentre il governo si danna per forgiare una manovra all’insegna della mannaia perché «lo Stato deve costare meno», in periferia il magna magna resta la norma. Briciole, si dirà. Ma un po’ qui, un po’ là, va a finire che i costi della macchina pubblica lievitano come sufflé. L’escamotage, in molte Regioni, è il seguente: creare commissioni ad hoc al fine di studiare o monitorare un determinato problema. Di solito ne fanno parte consiglieri di maggioranza e opposizione così sono tutti contenti visto che l’effetto è duplice: primo, ottenere un’indennità maggiorata di un tot per cento, ossia stipendi più pesanti; secondo, avere la possibilità di assumere personale, naturalmente elettoralmente grato. Il tutto a spese della collettività, cioè Pantalone.

Si prenda il Molise di Michele Iorio che, oltre a quattro commissioni permanenti, ne ha create altre otto temporanee. Totale dodici commissioni che fanno felice l’esercito dei 30 consiglieri regionali. A dire il vero l’opposizione di centrosinistra s’è messa di traverso e per alcune commissioni non partecipa ai lavori. C’è quella per la «cooperazione interregionale nell’area adriatica» (7 componenti previsti); quella «per gli affari comunitari» (5 componenti); quella «di studio e di conoscenza sul dissesto idrogeologico e di verifica dello stato attuale e futuro degli interventi post-terremoto e post-alluvione» (7 membri); quella «d’inchiesta a carattere temporaneo sulle problematiche del disagio familiare» (5 componenti); quella «per lo studio delle problematiche relative all’attuazione del piano di rientro dal deficit interessante il Servizio sanitario regionale» (5 membri); quella «per lo studio delle problematiche relative agli insediamenti di produzione energetica sul territorio molisano» (5 membri); quella «per la valutazione degli effetti economici ed occupazionali in ambito regionale del federalismo fiscale» (5 membri) e per finire quella «d’inchiesta a carattere temporaneo sull’influenza umana A/H1N1» (5 membri).

Utili? Per i politici sì, visto che servono ad appesantirne la busta paga: 10 per cento in più dell’indennità, che già arriva a 14mila euro lordi al mese, cui deve aggiungersi il gettone di presenza (leggasi soldi) ogni volta che la commissione si riunisce. Olé. In totale tutti questi «summit» aggiuntivi costano ai contribuenti circa un milione di euro l’anno che si aggiungono ai 60 milioni di euro l’anno spesi per il personale assunto a tempo indeterminato. Ma non è finita qua: ogni presidente di commissione, infatti, ha la possibilità di assumere esperti, consulenti, collaboratori. Praticamente un’ulteriore infornata di gente, sempre a spese della collettività. E poi c’è un altro trucco: spacchettare l’incarico per due, anche tre persone. I collaboratori si dividono lo stipendio da 3mila euro lordi al mese ma così almeno sono felici in tanti.

I molisani, però, possono dormire sonni tranquilli visto che i propri rappresentanti studiano e tengono sott’occhio un po’ di tutto. Producono? Poco o nulla. La commissione sul dissesto idrogeologico non ha partorito alcunché mentre quella sul disagio familiare ha confezionato una relazioncina in cui si dice che le famiglie molisane, in tempi di crisi economica, fanno fatica. E la commissione sull’influenza A/H1N1? «Qui siamo al folclore puro», ammette il consigliere regionale Michele Petraroria che ha appena firmato una mozione per sciogliere le otto commissioni. Il comitato per monitorare il cosiddetto fenomeno della suina, presunta bufala per fare miliardi con inutili vaccini (tesi fatta propria anche dal presidente della commissione Sanità del Consiglio d’Europa ndr), non si capisce bene cosa abbia prodotto fino a ora. Salvo, chiaramente, qualche soldo in più nelle tasche dei soliti noti.

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