la stanza di Mario CerviAlleggerire la greppia pubblica è un dovere impellente

Caro Cervi, Letta e i suoi ministri si macerano perché non sanno dove trovare i soldi per abolire l'Imu, evitare l'aumento dell'Iva, finanziare la ripresa. Eppure non è difficile come vogliono far credere e un esempio l'hanno avuto recentemente dai dipendenti del San Raffaele di Milano: per evitare 250 licenziamenti hanno accettato una diminuzione per tutti del 10% circa dello stipendio. Basterebbe diminuire del 20% l'indennità, la diaria e i rimborsi spese dei parlamentari; tagliare del 20% i vitalizi erogati agli ex parlamentari (introducendo il cumulo con altre pensioni come previsto per i comuni cittadini) e sospendere i vitalizi erogati prima del compimento dei 65 anni (i privilegi non sono diritti acquisiti); la diminuzione del 10% per cento dei superstipendi dei dipendenti di Quirinale, Parlamento, Magistratura ecc. Sono solo alcuni esempi, ma se ne potrebbero fare a decine per dare inizio al risanamento del bilancio dello Stato e avere risorse per rilanciare l'economia.
Gorno (Bergamo)

Caro Furia, non solo sono d'accordo sulle sue proposte d'una riduzione dei benefici parlamentari, ma sarei più severo. Non il 20 per cento in meno, ma il 50 per cento o più. I segnali di ravvedimento dei privilegiati che siedono a Montecitorio e a Palazzo Madama sono per il momento troppo timidi. I deputati e senatori grillini, apostoli in campagna elettorale d'una austerità intransigente, si arrovellano adesso per le diarie e le indennità. La greppia pubblica ha un fascino irresistibile. Mi piacerebbe tanto, dunque, che la mannaia risanatrice si abbattesse sui privilegi parlamentari (e annessi). Assisteremmo finalmente al miracolo d'una dirigenza politica che pratica su se stessa gli stessi interventi brutali finora riservati ai cittadini comuni. Come esempio, ciò che lei e io auspichiamo sarebbe molto importante. Non credo tuttavia che, se contenuti in quell'ambito, i risparmi basterebbero davvero per rimettere in sesto i conti dello Stato. I grandi risparmi si fanno sui grandi numeri, e grande non è, in questa ottica, il numero dei parlamentari e dei loro portaborse. Diverso diventerebbe il discorso se si riferisse alla totalità del ridondante e strapagato personale che vive con la politica e di politica. E diversissimo diventerebbe se agli interventi chirurgici sulla Nomenklatura fosse associata una forte e difficile azione curativa dei costosissimi mali di cui soffre l'apparato burocratico. Ma a questo punto non si tratterebbe di tagli, si tratterebbe d'una vera e propria rivoluzione delle strutture statali italiane.

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