Leggi il settimanale

"Mi ha puntato la pistola e ho sparato". Ora il poliziotto è indagato per omicidio volontario

Secondo l'avvocato è stata legittima difesa: "Non aveva altra scelta che salvare la propria vita". Lo straniero aveva precedenti ed era parte di una delle famiglie note nell'ambito dello spaccio

"Mi ha puntato la pistola e ho sparato". Ora il poliziotto è indagato per omicidio volontario
00:00 00:00

È di omicidio volontario l'ipotesi di reato per il poliziotto che, lunedì sera, ha sparato e ucciso uno straniero nordafricano in zona Rogoredo durante un'operazione antidroga insieme ad alcuni colleghi. L'agente è stato ascoltato nella stessa serata di ieri e ai pm ha spiegato che lui e il collega gli hanno gridato "fermo polizia", identificandosi secondo procedura, ma lo straniero, oltre a non fermarsi, avrebbe estratto l'arma puntandola addosso al poliziotto. A quel punto l'agente ha usato l'arma d'ordinanza per una reazione "di paura e di difesa", come ha messo a verbale. Ora nelle indagini saranno effettuati sia l'autopsia sul corpo del 28enne che gli accertamenti balistici per ricostruire la traiettoria dello sparo e tutta la dinamica dell'azione. "Ho mirato alla sagoma", ha detto l'agente al pm durante l'interrogatorio, "Stavo per fare lo scatto per andare avanti e rincorrerlo, lui aveva la mano in tasca, ha tirato fuori la pistola e me l’ha puntata".

Milano, 28enne ignora l’alt ed estrae una pistola: poliziotto spara e lo uccide. Agente indagato. Salvini: “Sto con lui, senza se e senza ma”

Solo in un secondo momento, dopo che il poliziotto ha sparato, è stato possibile appurare che l'arma era caricata a salve: anche questo sarà un punto meritevole di indagine, perché dovrà essere appurato se l'arma in mano allo straniero aveva il tappino rosso, se questo era stato tolto o se fosse stato colorato di nero, rendendo di fatto impossibile per l'agente capire che la pistola fosse finta. La difesa dell'agente, rappresentata dall'avvocato Pietro Porciani, non ha dubbi: "Se non c'è in questo caso la scriminante della legittima difesa, non so in quale altro caso possa esserci". Secondo il legale, lo straniero aveva con sé addosso "diversi tipi di stupefacenti" come risultato poi dagli accertamenti. L'avvocato ha poi aggiunto che "il poliziotto non aveva altra scelta che salvare la propria vita sparando". L'agente si trova ora a piede libero ma il capo di accusa che pende sulla sua testa è gravissimo e va oltre l'eccesso colposo di legittima difesa: secondo i pm il poliziotto ha sparato con la volontà di uccidere. Saranno le indagini a dire se come sono andati i fatti in quel momento, considerando anche che, come sottolineato da Porciani, "alle sei di sera quando fa già buio come fai a sapere se è a salve o no, uno si gioca la vita". Le dichiarazioni e la ricostruzione del poliziotto sarebbero state confermate dagli altri 5 agenti intervenuti sul posto e impegnati nel servizio.

Lo straniero era già noto alle forze dell'ordine per droga, rapina e resistenza a pubblico ufficiale ed era conosciuto come "Zak" ma il suo nome era Abderrahim Mansouri ed era parte della famiglia Mansouri: "Siamo stupiti che vi sia a Milano un luogo di spaccio gestito da una famiglia o clan". Questa famiglia di origini marocchine a Milano è finita in passato sotto indagine per vicende legate proprio al mondo della droga nella zona di Rogoredo e nel cosiddetto "boschetto", dove veri e propri clan gestiscono la "filiera" dall'approvvigionamento all'ingrosso allo smercio capillare con i galoppini. Secondo l'ipotesi investigativa, "Zak" stava andando a rifornire i pusher della zona e portava con sé un'arma a salve per evitare di essere rapinato. Pare che non avesse mai fatto richiesta di permesso di soggiorno in Italia e che avesse numerosi alias. Dopo la condanna con sospensione condizionale della pena per un'aggressione in via Orwell a Milano a un carabiniere al quale aveva cercato di portare via la pistola, il 28enne era stato arrestato per spaccio il 30 maggio 2021 e poi ancora nel settembre dell'anno successivo. Era finito nel carcere di Cremona, dal quale era uscito nel 2023 con l'affidamento in prova ai servizi sociali, terminato nel 2024. Nel 2025 era stato fermato dalle Volanti e trovato in possesso di un permesso di soggiorno spagnolo. Due controlli nei mesi scorsi da parte degli stessi poliziotti del Commissariato Mecenate avevano comportato una denuncia per spaccio e ricettazione.

"Dopo la sparatoria a Rogoredo, finita purtroppo in tragedia con la morte di una persona, siamo a dir poco basiti dalla contestazione dell’omicidio volontario mossa al collega coinvolto, agli ‘albori’ di un’indagine dovuta ma in cui ancora è tutto da fare. Sembra, in pratica, che si presuma che il poliziotto sia andato in servizio per uccidere e, sinceramente, è un’impostazione a dir poco preoccupante. Mentre rivolgiamo la nostra solidarietà al collega indagato, ripetiamo che nutriamo massimo rispetto per la magistratura, con cui collaboriamo lealmente ogni giorno, ma ci pare il minimo ricordare quale sia il fondamento del servizio prestato da donne e uomini in divisa: difendere legalità e sicurezza, difendere le Istituzioni e le persone, difendere anche l’incolumità propria e dei propri colleghi, ma mai uccidere volontariamente", ha dichiarato Valter Mazzetti, Segretario generale del sindacato Fsp della Polizia di Stato. "È assurdo percepire una presunzione di colpevolezza verso i coraggiosi chiamati a fare un lavoro ormai insostenibile, continuamente messi sotto pressione con le sacrosante richieste di sicurezza che arrivano da ogni angolo del paese, salvo poi essere ‘scaricati’ e massacrati quando accade qualcosa che ‘va storto’. Così non va proprio e, ripetiamo, un lavoro già difficile diventa assolutamente inattuabile", ha fatto eco il segretario Fsp Milano, Giuseppe Camardi.

"Ancora una volta nell'esercizio delle nostre funzioni e obbligati all’uso delle armi è scattato in automatico il cosiddetto atto dovuto e il collega che a Milano ha dovuto esplodere un colpo d'arma da fuoco durante un servizio antidroga, colpendo mortalmente un cittadino nordafricano che impugnava una pistola poi risultata essere a salve, è stato indagato", ha dichiarato il Segretario Generale del Sap, Stefano Paoloni. "Serve con urgenza un intervento normativo che preveda un periodo in cui possano essere effettuati tutti gli accertamenti di garanzia ma senza che i poliziotti vengano indagati se possono sussistere cause di giustificazione del reato, quali la legittima difesa, l’adempimento del dovere, l’uso legittimo delle armi o lo stato di necessità. Solo dopo il periodo di garanzia si proceda con l’archiviazione o il formale avviso di garanzia nel caso sussistano eventuali responsabilità", ha aggiunto Paoloni.

Il ministro Matteo Salvini si è fermato con i giornalisti a Sciaves, in Alto Adige, ribadendo la sua posizione al fianco del poliziotto e sottolineando che "se un agente di polizia, durante un controllo antidroga, in una delle periferie più complicate di Milano, si trova minacciato con un'arma, che solo successivamente si scopre essere a salve, difende se stesso la sua vita e i suoi colleghi, fa semplicemente il suo dovere".

Ma aggiunge anche che il fatto che "sia addirittura indagato per un omicidio volontario mi sembra assolutamente sbagliato, tanto che il Decreto sicurezza, che a breve arriverà in Consiglio di Ministri, cancellerà l'iscrizione automatica nel registro degli indagati per agenti delle forze dell'ordine che facendo il loro lavoro devono difendersi, purtroppo ferendo o uccidendo qualche malvivente".

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica