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"Non è lei". La nuova teoria su uno dei dipinti più famosi della Storia inglese

In un libro di prossima uscita viene messa in dubbio l’identità del soggetto di uno dei più celebri ritratti della madre di Elisabetta I, realizzato postumo

"Non è lei". La nuova teoria su uno dei dipinti più famosi della Storia inglese

Anna Bolena è uno di quei personaggi storici che continuano ad affascinare il pubblico a secoli di distanza. Addirittura l’attrazione verso questa Regina consorte così intelligente, ma anche tanto sfortunata e infelice, cresce con gli anni. Venne considerata una strega, una donna immorale, una traditrice, spietata e calcolatrice. Non fu nulla di tutto ciò. Anzi, fu l’esatto contrario. Forse anche per questo la sua storia e la sua tragica morte continuano ad alimentarne il mito. Ora uno studioso mette in discussione ciò che credevamo di sapere su uno dei pochi dipinti di Anna che sono arrivati fino a noi. La nuova tesi racconta di un legame familiare ricreato nel dipinto per rafforzare il rango, il potere e la legittimità di una delle sovrane regnanti più importanti della Storia: Elisabetta I.

“The Most Happy”

Quando Anna Bolena (1507-1536) venne incoronata Regina d’Inghilterra, il 1° giugno 1533, scelse per sé il motto “The Most Happy”, cioè “la più felice”, poiché aveva realizzato il sogno di diventare la moglie di Enrico VIII (1491-1547). In realtà quel matrimonio non le avrebbe portato molta felicità. Per sposare Anna e avere il tanto sospirato erede maschio, il Re aveva ripudiato la prima consorte, Caterina d’Aragona (di cui Anna Bolena era dama di compagnia), che gli aveva dato due figli, Enrico, morto poche settimane dopo la nascita e Maria I Tudor, divenuta celebre come Maria la Cattolica o Maria la Sanguinaria.

Tale ripudio, ostacolato invano dalla Chiesa Cattolica, portò allo Scisma Anglicano nel 1534. Neppure Anna Bolena, però, riuscì a dare un figlio maschio al sovrano. Il 7 settembre 1533 mise al mondo una bambina. Per Enrico fu una grande delusione, ma anche il suo più grande errore di calcolo: quella neonata, che lui reputava di nessuna utilità per il trono inglese, divenne una Regina senza pari, ricordata ancora oggi per il suo acume politico e l’abnegazione al suo Paese: Elisabetta I, l’ultima Tudor (1533-1603).

Il matrimonio del sovrano e di Anna proseguì tra alti e bassi. Enrico era un marito infedele e sua moglie una donna troppo scaltra per non accorgersene. A nulla, però, servirono la sua ira e le sue rimostranze. In più un uomo sospettoso come il sovrano non apprezzava particolarmente l’intelligenza e la cultura di Anna, la quale aveva avuto un’istruzione di altissimo livello sia alla corte fiamminga della reggente Margherita d’Asburgo, tra il 1513 e il 1514, sia in Francia, fino al 1522, come dama di compagnia della moglie di Luigi XII, Maria Tudor (da non confondere con Maria I Tudor, detta la Sanguinaria o la Cattolica: Maria Tudor era figlia di Enrico VII e divenne Regina consorte di Francia, mentre Maria la Sanguinaria era figlia di Enrico VIII e divenne Regina d’Inghilterra dal 1553 al 1558).

Anna si illudeva che un figlio maschio avrebbe potuto appianare le divergenze con il marito, ma la sorte non fu dalla sua parte. Dopo diversi aborti di cui l’ultimo, nel 1536, di un maschio, l’unione reale naufragò definitivamente. Adirato e forse stanco di Anna, Re Enrico cominciò a credere alle voci malevole che circolavano sul suo conto: il popolo, infatti, non era mai riuscito ad amare la sua seconda Regina, bollandola come una strega che era riuscita a conquistare il trono usurpandolo all’amatissima Caterina d’Aragona.

Nel 1536 Enrico VIII accusò la sua seconda moglie di tradimento e adulterio. Nonostante l’assenza di prove quasi tutti i presunti amanti della Regina vennero arrestati, processati e giustiziati il 17 maggio 1536 nella Tower Hill. Tra questi vi era persino il fratello di Anna, Giorgio Bolena, imputato per incesto. Anche nel suo caso le accuse erano del tutto infondate, costruite soltanto per fare terra bruciata intorno alla dinastia dei Bolena.

La Regina, rinchiusa nella Torre di Londra, venne processata per stregoneria (l’accusa di sicuro impatto sul popolo, dunque più facile da usare quando si voleva eliminare un nemico, o un avversario, o, comunque, un personaggio scomodo, soprattutto se donna), incesto, alto tradimento e adulterio. Naturalmente si trattò di una farsa. Il destino di Anna era già scritto e niente avrebbe potuto cambiarlo.

L’arcivescovo di Canterbury, Thomas Cranmer, annullò il secondo matrimonio di Enrico VIII e, di conseguenza, la figlia avuta da Anna, Elisabetta, venne dichiarata illegittima, perdendo il diritto al trono. Paradossalmente la futura Regina Vergine recuperò il suo posto nella linea di successione solo grazie ad altre due consorti reali: Anna di Clèves, quarta moglie di Enrico VIII, che richiamò a corte la figliastra nel 1540 e, soprattutto, Catherine Parr, sesta moglie del Re, che riuscì a far riavvicinare Elisabetta al padre e a convincere quest’ultimo a includerla di nuovo tra gli eredi legittimi.

Per Anna Bolena, invece, non vi fu alcuna via d’uscita. Venne decapitata con una spada il 19 maggio 1536. Undici giorni dopo il Re sposò Jane Seymour, dama di compagnia della stessa Anna e di Caterina d’Aragona.

La donna del ritratto

Enrico VIII impose una vera e propria damnatio memoriae su Anna Bolena, dando ordine di distruggere i suoi ritratti. Per fortuna alcuni di questi sono sopravvissuti fino a noi. Il più famoso venne realizzato tra il 1533 e il 1536 da un artista sconosciuto. L’originale andò perduto, ma ne è rimasta una copia, risalente al tardo periodo elisabettiano, custodita alla National Portrait Gallery.

Si tratta del dipinto in cui Anna indossa la sua celebre collana di perle con l’iniziale “B” di Boleyn, di cui si sono misteriosamente perse le tracce dopo l’esecuzione alla Torre di Londra. O meglio, tutti hanno sempre creduto che la donna raffigurata nel dipinto fosse Anna Bolena. Secondo un nuovo studio, infatti, il ritratto che abbiamo sempre ammirato sui libri, nei documentari, sulle pagine Internet che raccontano la drammatica vita di Anna apparterrebbe a un’altra persona, molto vicina alla seconda moglie di Enrico VIII.

Nel suo libro “Capturing A Queen. The Image of Anne Boleyn”, in uscita l’11 febbraio 2026, lo storico ed esperto del periodo Tudor Owen Emmerson sostiene una tesi all’apparenza quasi incredibile, riportata da Town and Country Magazine: la donna del dipinto custodito alla National Portrait Gallery sarebbe la figlia di Anna Bolena, la regina Elisabetta I. Nello specifico il busto con la collana sarebbe di Anna Bolena, ma non il volto, che apparterrebbe, invece, alla regina Elisabetta I.

Emmerson è giunto a questa conclusione confrontando il ritratto in questione con quello di Elisabetta, altrettanto noto, conservato nella Compton Verney Collection. Quest’ultima opera è datata attorno al 1590, quindi nell’ultimo periodo dell’era elisabettiana e anche in questo caso l’autore è sconosciuto. La sovrana viene raffigurata con la corona, simbolo di regalità, come sottolinea il sito della Compton Verney Collection e sul corpetto è ben visibile un gioiello a forma di luna emblema della dea della caccia e della castità Diana (ricordiamo di nuovo che Elisabetta, per tutti, era la Regina Vergine, “sposata” solo con l’Inghilterra).

Ampliando il confronto tra i dipinti con un quadro raffigurante Maria la Sanguinaria e un altro di Edoardo IV, ovvero la sorellastra e il bisnonno di Elisabetta I, Emmerson è giunto anche a un’altra conclusione: tutte queste opere sarebbero state dipinte da un unico autore che avrebbe accentuato la somiglianza tra la Regina Vergine e i suoi parenti per rafforzare la sua legittimità al trono e il suo potere nel periodo di declino.

“Si tratta di un artista che ha fatto una serie di ritratti di monarchi, enfatizzando le somiglianze per mostrare una linea di successione legittimata da Dio”, ha dichiarato lo storico, citato da The London Times. Owen Emmerson ha trasformato le sue ricerche in una mostra, di cui è il curatore insieme ad Alison Palmer, dedicata ad Anna Bolena. Trenta ritratti visibili dall’11 febbraio 2026 a Hever Castle, dove la seconda moglie di Enrico VIII trascorse l’infanzia.

“Un peso politico”

L’artista avrebbe dipinto Anna Bolena con le fattezze di Elisabetta I. Citato dall’Independent Emmerson ha aggiunto: “Questo è sicuramente un ritratto di Anna Bolena, ed è ciò che l’artista voleva fare, ma è più importante di un suo ritratto, perché ha un peso politico. È un atto deliberato, non fatto a posteriori. È stato commissionato così. C’è intenzione, serve a uno scopo”. Consolidare il potere di Elisabetta.

Lo storico ha precisato: “Se osserviamo il contesto in cui fu creato, c’è un momento davvero cruciale nel regno di Elisabetta. Principalmente è dovuto al fatto che [la sovrana] stesse affrontando una crescente pressione a causa dei complotti cattolici che minacciavano la sua legge”. La sovrana non poteva sottovalutare i rischi che correva. Emmerson ha proseguito: “Era stata scomunicata, quindi il Papa consentiva ai suoi sudditi di sfidarla e di spodestarla. [Tutto ciò] è aggravato dal fatto che non fosse più in età fertile, quindi non poteva guardare al futuro per promuovere la sua legittimità”.

L’unico punto di riferimento per Elisabetta I era il drammatico e insieme glorioso passato della sua famiglia. Un legame di sangue che venne messo in discussione, sebbene non vi fosse alcuna prova per farlo: “Il motivo per cui voleva assomigliare ai suoi predecessori”, ha affermato lo studioso, “riguarda il fatto che sua madre venne giustiziata per tradimento e adulterio. C’erano voci molto diffuse secondo cui [Elisabetta] non sarebbe figlia di Enrico VIII, quindi a posteriori è stata fatta assomigliare ai Tudor”.

Capelli neri o rossi?

Emmerson ha spiegato che la sua teoria si basa anche sull’aspetto fisico che avrebbe avuto Anna Bolena. Nel dipinto della National Portrait Gallery la sovrana consorte ha i capelli scuri. Nelle altre opere pervenuteci che la raffigurano, per esempio quella di Hans Holbein, realizzata quando Anna era ancora viva, tra il 1532 e il 1536 e conservata nella Royal Collection la chioma sarebbero ramata o rossa. Lo studioso ha fatto notare che anche Enrico VIII ed Elisabetta avevano i capelli di un colore simile.

Questo è un dettaglio importante, sebbene controverso: non è chiaro, infatti, per quale ragione nel dipinto della National Portrait Gallery la donna, che sia la Bolena o Elisabetta, ha i capelli così scuri. Forse Anna era davvero mora ma, per uniformarsi ai canoni di bellezza dell’epoca, che privilegiavano la pelle e i capelli molto chiari, avrebbe fatto realizzare dei ritratti con tonalità più luminose? È quasi impossibile rispondere.

L’ipotesi che il dipinto di Anna Bolena custodito alla National Portrait Gallery raffiguri, in realtà, Elisabetta I è molto suggestiva. La Regina avrebbe cercato di legittimare, di riaffermare se stessa e il suo potere in un momento del suo regno in cui, forse, si sentiva più vulnerabile. Elisabetta I d’Inghilterra si è guadagnata un posto tra i grandi personaggi della Storia superando, per importanza, capacità politica e soprattutto lungimiranza, persino suo padre.

Enrico VIII non venne neppure sfiorato dal pensiero di avere già messo al mondo l’erede forte e intelligente di cui il regno aveva bisogno, ovvero Elisabetta.

Fu la stessa sovrana a chiarirlo, il 9 agosto 1588, rivolgendosi alle sue truppe schierate a Tillbury per respingere l’avanzata dell’Armata spagnola di Filippo II, come ha ricordato il sito Royal Museums Greenwich: “So di avere il corpo di una donna debole fragile, ma ho il cuore e lo stomaco di un Re e di un Re d’Inghilterra”.

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