Il cardinale Camillo Ruini ha dato una scossa al mondo cattolico col suo endorsement per il sì al prossimo referendum sulla giustizia. L'intervista al Giornale dell'ex capo dei vescovi italiani non poteva non entrare nella discussione del Consiglio Episcopale Permanente della Cei che si è aperto ieri. L'ordine del giorno era molto "apolitico" e principalmente ecclesiale, con temi come la questione di padrini e madrine. Tuttavia, le parole di Ruini hanno stimolato le spinte "interventiste" dei vescovi che vorrebbero schierarsi apertamente per il no e sognano una presa di posizione analoga da parte della Cei stessa. Nonostante Francesco l'abbia più volte rimproverato di "amnesie" per contestargli di non aver seguito il suo indirizzo riformatore, l'episcopato italiano ha cambiato completamente volto nei dodici anni bergogliani e oggi vanta al suo interno diversi rappresentanti ultraprogressisti che guardano in cagnesco le politiche di questo governo. In questa categoria non va incluso il cardinale Matteo Zuppi. Il presidente Cei, infatti, è uomo di dialogo e anche sulla questione referendum ha dato prova di equilibrio. Ieri però, stretto tra le pressioni dei vescovi sostenitori del no e l'effetto dell'intervista di Ruini, Zuppi non ha potuto evitare di parlarne nella relazione d'apertura. "La separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici e l'assetto del Csm - ha detto - sono temi che, come pastori e come comunità ecclesiale, non ci devono lasciare indifferenti". La parte meno ecumenica della relazione ha fatto riferimento all'"equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che è dovere preservare" tirando in ballo anche "autonomia e indipendenza" ritenuti "connotati essenziali per l'esercizio di un processo giusto". L'arcivescovo di Bologna, però, ha menzionato anche "la pluralità di opinioni e orientamenti" e ha rivolto un appello ad andare a votare a marzo. Nonostante gli sforzi di Zuppi, alcuni riferimenti ascoltati ieri sembrano dar forza alla Chiesa per il no. Un'evoluzione non sorprendente se si tiene conto della presenza nel Consiglio Episcopale Permanente di vescovi come Francesco Savino e Gian Carlo Perego che hanno manifestato ripetutamente la loro opposizione al governo. Un altro membro è Derio Olivero, il vescovo che esultò per la liberazione disposta dai giudici dell'imam di Torino autore di dichiarazioni giustificazioniste sul 7 ottobre.
All'interno del Consiglio così come nell'episcopato in generale, le posizioni più antigovernative sono una minoranza ma comunque rumorosa. Tra i vescovi italiani c'è una componente silenziosa che vorrebbe mantenere una tregua con l'esecutivo.
La moda giustizialista che si è vista in Vaticano negli anni di Francesco, inoltre, induce diversi presuli a guardare con simpatia alla riforma Nordio. Uno di loro, chiedendo di rimanere anonimo, ci confida di sperare nella vittoria del sì proprio per vedere superato in Italia "quel panpenalismo che purtroppo è transitato anche in ambito canonico ed ecclesiale".