la stanza di Mario CerviI magistrati sono burocrati al 100 (forse al 101) per cento

La magistratura non accetta che il governo si occupi della riduzione degli stipendi alla categoria perché, spiegano con sussiego, non si può far dipendere dal volere di altri una classe di persone che per definizione deve essere e mantenersi autonoma, indipendente, e super partes. Bene, a questo punto il Paese tutto si aspetta che i magistrati indichino, in totale autonomia, come e di quanto ridursi gli stipendi. Anzi, proprio per la stima di cui la categoria deve essere oggetto, ci si immagina che le proposte debbano andare ben oltre le comuni aspettative. Altrimenti, resterà l'impressione di trovarsi in un clima assai simile a quello che determinò (fatti i dovuti distinguo) la rivoluzione francese. Caste intoccabili da una parte, e popolo bue dall'altra!
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Caro Curcio, la magistratura alimenta, pro domo sua, un grande equivoco. Afferma d'essere diversa dalla comune burocrazia per la solennità del suo compito e per la complessità dei problemi che le tocca di risolvere. Basandosi su questa affermazione infondata ha preteso - e ottenuto - stipendi più alti rispetto a quelli degli altri dipendenti pubblici e una totale facoltà di autogovernarsi, evitando così ogni controllo. In realtà la magistratura è comune burocrazia in tutto, tranne nei compensi. Uguale il territorio di provenienza, uguale la mentalità, uguale la cultura, uguale l'inefficienza. Anche quella della autonomia è una favola che all'occorrenza viene disinvoltamente dimenticata. Un aspirante alla poltrona di primo presidente della Cassazione fece ricorso - come qualsiasi altro travet - al Tar, ed essendo il ricorso stato accettato si insediò a capo degli ermellini, alla faccia dell'autogoverno. È ragionevole assicurare ai magistrati buone retribuzioni, per sottrarli a tentazioni. Ma tenendo fermo il principio che sono burocrati al cento per cento.

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