Le reti Rai ci propinano spaccati di una società italiana di miseria, disoccupazione e delinquenza. Spesso casi limite e un po' gonfiati ad arte. Immaginiamo però che siano aderenti alla verità. Non si sa dove si vada a parare, si individuano responsabilità fumose che ognuno può interpretare a suo modo. A cosa servono allora? A diffondere malumore e paura nella popolazione, a scoraggiare iniziative, a produrre ulteriori disoccupati e bisognosi di assistenza. Infatti, Caritas e molti altri centri di distribuzione alimenti e vestiario sono sempre più affollati da italiani, i più sfortunati, quelli distrutti dalle separazioni, quelli che non hanno voglia di fare lavori che i nostri genitori hanno fatto senza vergogna e con orgoglio. Paghiamo questi giornalisti inetti per darci l'immagine peggiore della nostra società. Mai esempi positivi di gente che lavora, intraprende e fatica dalla mattina alla sera: solo disoccupati che il lavoro lo scansano, imprenditori che hanno fallito per incapacità propria, aziende che chiudono per colpa della magistratura irresponsabile, politici, rottamatori, asfaltatori.
Caro Morbidelli, non si può chiedere ai giornalisti di tacere gli aspetti negativi e qualche volta angosciosi della realtà italiana per non diffondere malumore e paura. Diffusi, oltretutto, anche da quei politici ai quali magari dovrebbero essere addossate grandi responsabilità per i mali d'Italia. L'informazione deve fare il suo lavoro. Si eccede tuttavia - questo l'ho già scritto - nei toni d'un pauperismo sensazionale, cosicché in certe descrizioni la Penisola sembra il Bangladesh o il Burkina Faso. Credo sarebbe un grave errore tacere l'impoverimento d'Italia, che è una triste realtà. Ma è anche un grave errore evitare, o presentare raramente, alcuni aspetti della nostra realtà che è del primo e non del terzo mondo. Mi ripeto osservando che la disoccupazione giovanile infierisce, ma che per mansioni faticose o scomode è difficile se non impossibile trovare candidati italiani, si deve far ricorso all'immigrazione. Sono interminabili le liste degli aspiranti a una scrivania - meglio se pubblica - e vuote le liste degli aspiranti a importanti e anche creativi lavori manuali. Quei lavori manuali dai quali un Rizzoli (il grande Angelo dell'editoria) o un Mondadori, o un Borghi (elettrodomestici) mossero per costruire i loro imperi industriali. Questo tipo di verità socialmente scorrette - e detestate dai demagoghi - andrebbero più frequentemente rammentate agli italiani che legittimamente protestano.