Stermina la famiglia Poi tenta il suicidio: è ricoverato in coma

Reggio Emilia: Davide Duò, disoccupato 47enne, uccide nel sonno moglie e figlio, riduce in fin di vita l'altro figlio e la padrona di casa (le immagini). Quindi ingurgita alcol e farmaci e butta dal terzo piano: è in coma. Era in cura al centro di salute mentale

Stermina la famiglia<br />
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Reggio Emilia - Ha ucciso la moglie e il figlio nella notte. Poi ha ridotto in fin di vita l'altro figlio e la padrona di casa. Quindi ha tentato il suicidio gettandosi dalla finestra del terzo piano dopo un cocktail di alcol e farmaci: ora è in coma. Davide Duò, 47enne ex operaio ceramista disoccupato, utilizzando una mazzetta da muratori e un coltello per disossare i prosciutti, ha ucciso la moglie di 45 anni e il figlio 20enne, riducendo in fin di vita l’altro figlio di 4 anni e la 79enne proprietaria di casa e amica di famiglia, che li ospitava. Dopo la strage si è imbottito di medicinali e alcol chiamando il 112: prima dell’arrivo dei carabinieri l’uomo si è gettato dalla finestra. Ora lotta tra la vita e la morte all’ospedale di Reggio Emilia, dove si trova ricoverato in stato di coma.Duò ha riportato diversi traumi ossei compatibili con un volo di circa otto metri, riportando le gravi lesioni che lo hanno ridotto in coma.

La dinamica Teatro della tragedia, una palazzina in via Cantù. Secondo la prima ricostruzione dei carabinieri del nucleo investigativo del reparto operativo di Reggio Emilia l’uomo avrebbe dapprima ucciso la moglie nel letto dove dormiva per poi colpire e ridurre in fin di vita il figlioletto di 4 anni. A questo punto, sceso al piano sottostante avrebbe sorpreso nel sonno il figlio più grande, uccidendolo, e infierito sulla 79enne proprietaria dell’appartamento, trovata esamine a terra fuori dalla sua camera da letto.

La denuncia Dopo quella che i carabinieri non esitano a definire "una vera e propria mattanza", l’uomo si sarebbe imbottito di barbiturici e alcol prima di chiamare il pronto intervento e raccontare che aveva appena sterminato la sua famiglia: al loro arrivo, i militari lo hanno trovato all’esterno della casa, privo di sensi. L’episodio è avvenuto intorno alle 4. Difficile capire le motivazioni della strage, ma le prime ipotesi propendono per un disagio di natura psicologica forse legato alla mancanza di un lavoro.  

La depressione  L’uomo da tempo soffriva di depressione ed è definito "un tipo ombroso" da chi lo conosce. Il fatto che sia finito in coma e non abbia lasciato biglietti rende difficile la ricostruzione del movente, anche perché i suoi parenti, che vivono nella vicina Scandiano, lo sentivano pochissimo e da tempo non lo vedevano. Da una ventina d’anni si era trasferito a Reggio, dove con la famiglia era ospite in casa di una donna di 79 anni, Elisabetta Detti, amica della madre di sua moglie. Secondo una ricostruzione dei carabinieri, Duò ha chiamato attorno alle 4,15 il 112. Poco prima, con una mazzetta da muratori e un coltello disossatore, aveva ucciso la moglie Sandra Pattio, 45 anni, di Orbassano e il figlio 19venne Thomas, studente. Poi aveva ridotto in fin di vita l’altro figlio, Marco, che compie cinque anni il 29 ottobre, e la proprietaria dell’abitazione. Le prime ipotesi parlano di un disagio di natura psichica, aggravato dalla disoccupazione.

In cura Duò era seguito dal centro di salute mentale di Reggio Emilia da circa due anni, ed era tranquillo e non aggressivo. Lo scrive, dopo la strage famigliare di Sabbione di Reggio Emilia, la direzione sanitaria dell’azienda Usl, che si dice "costernata". "Il paziente - spiega la nota - veniva seguito con regolarità in ambulatorio e non si è mai reso necessario un ricovero in ambito psichiatrico. Duò aveva un buon rapporto con gli operatori del servizio, era collaborativo rispetto alle indicazioni terapeutiche e non ha mai mostrato segni di aggressività".

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