La storia L’infanzia nel palazzo di via Cilea, padre e nonno autisti Atm

È originaria di Manocalzati, piccolo centro alle porte di Avellino, la famiglia di Francesca Schiavone. Il nonno emigrò a Milano dal piccolo Comune della Valle del Sabato nel 1951. Il papà di Francesca, Franco, allora undicenne, seguì il padre, dove aveva trovato lavoro nella azienda di trasporto municipale, la stessa nella quale è stato assunto Franco negli anni successivi. A Manocalzati vivono ancora alcuni parenti, cugini di secondo grado di Francesca, che hanno sofferto e gioito davanti alla tv.
Francesca ha cominciato a giocare a 8 anni e mezzo, al tennis club del Gallaratese dove adesso, al posto dei quattro campi da tennis (due coperti, due d’erba sintetica) è rimasto solo un campo di calcetto. Viveva in un gigantesco condominio a Bonola, in via Cilea, con i genitori e il fratello (laureatosi poi alla Bocconi). Dopo tre anni di allenamenti la sua insegnante, Daniela Porzio, la porta al Tennis club Milano Bonacossa, in via Arimondi, dove la giovane atleta comincia la sua carriera.
Divenuta professionista nel 1998 dopo essere diventata la campionessa italiana under-18. Nel 2000 si qualifica per la prima volta in un torneo del Grande Slam (gli Usa Open) raggiungendo il 3° turno, nello stesso anno arriva in finale nel torneo di Tashkent.
Poi continua a lavorare duramente sui campi laziali della Federazione che troppo spesso, come ha ricordato ieri la Porzio, le preferisce Antonella Serra-Zanetti. «Poi Francesca cominciò a vincere, esplose, fece enormi progressi tecnici e tattici, aiutata dal suo carattere sempre forte: adesso ha quel che si merita».

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