La storia vista dai giustizialisti: sparirebbe persino via Mazzini

Se non abitate in via Libertà o in piazza San Giovanni, preparatevi: cambia un refolo di vento, un censore a casaccio si impunta e il vostro indirizzo finisce gambe all’aria. Una Norimberga della toponomastica italiana, un processo retrodatato a personaggi storici, accadimenti, battaglie, concetti. È il tempo del revisionismo stradale, del giustizialismo sostantivato. Si parte da Craxi, latitante e dunque indegno di avere uno straccio di vicoletto a lui intestato. Per arrivare a una purga di tutta la storia secondo i canoni dei manettari.
Il mantra è semplice: l’ex leader socialista fu processato e fuggì in Tunisia, quindi chissenefrega se è stato la figura più rilevante nella politica degli anni Ottanta. Ma se le ombre della storia pesano più delle virtù, proviamo a pesare i secula seculorum con la stessa, paradossale bilancia.
Cominciamo dai casi più evidenti. Per esempio, prima di scendere in piazza per evitare via Craxi, non sarebbe il caso di dire qualcosa su via Stalin a Raffadali, Agrigento? D’accordo, Baffone non ha intascato milioni di lire, ma ha sterminato milioni di persone. I soldi non sono tutto. Stesso discorso per la miriade di amene viuzze a sfondo vetero comunista sparse per lo Stivale. Si parte da via Ho Chi Minh, lo «zio Ho» che comandava i vietcong, presente a Modena e nel Reggiano; si passa da via Mao Tse Tung a Campobello di Licata (Agrigento) (anche se un belvedere intitolato alla sua «Lunga marcia» sarebbe la gioia dei patiti del footing) e da via Beria nel Torinese; e si arriva a Lenin, padre dell’ideologia bolscevica, a cui sono dedicate vie a Carpi, Paullo, Garlasco e Chiusi e a cui il Comune di Cavriago, in provincia di Reggio Emilia, ha dedicato una piazza con tanto di famosissimo busto bronzeo dotato di feroce sguardo rivoluzionario, simbolo «di passione politica».
Si dirà che nel Dopoguerra, il comunismo italiano non aveva percezione dei massacri che i regimi mondiali di sinistra perpetravano in continuazione. Vero. Il Maresciallo Tito, ad esempio, era visto con bonomia e al leader jugoslavo furono dedicate vie da Rieti a Cornaredo (Milano). E pazienza se furono le sue manine slave e firmare le stragi di italiani nelle foibe. La «passione politica» rendeva la toponomastica pro-comunisti un dovere.
Ovvio che le storture si troverebbero anche dall’altra parte. Via Benito Mussolini a Petacciato, Campobasso, sarebbe quantomeno contestabile. Come via Salazar a Locate Triulzi (Milano). E meno male che al Fuhrer abbiamo avuto il buon gusto di non dedicare manco un marciapiede. Gli unici che hanno avuto il fegato di inventarsi una «Hitler’s trace» sono gli abitanti di Trinidad e Tobago. Si vede che in quanto a revisionismo sono molto avanti...
Passi per i dittatori sanguinari, ma qui il discorso è che la metà dei «titolari» di corsi, viali e larghi sarebbe da revoca immediata in base alle categorie penali attuali. Vogliamo parlare di via Bava Beccaris a Monforte d’Alba, nelle Langhe piemontesi? Uno che ha sparato cannonate sulla folla a Milano nel 1898? Oppure di via di Rudinì ad Alia, Palermo, dedicata al presidente del Consiglio che diede a Bava Beccaris l’ordine di sparare? O ancora di via Crispi a Monza, intitolata a un primo ministro maestro in repressione dei moti operai? Ogni personaggio storico, ogni protagonista della vita pubblica, ha una figura complessa che unisce pregi e difetti, errori e successi.
Voi, che abitate in piazza Giolitti a Milano, ricordatevi che fu coinvolto nello scandalo della Banca Romana e che venne definito «ministro della malavita»: pensate di poter mantenere il vostro indirizzo ancora per molto? Illusi. Presto si cambierà il nome in «piazza della Legalità», o qualcosa del genere. Per non parlare del Foro Buonaparte milanese, monumento a un reuccio francese e borioso che saccheggiò mezza Italia. Napoleone in effetti finì in esilio come Craxi, ma a lui è andata meglio: gli onori toponomastici nessuno glieli ha contestati. E chiunque risieda in una via Mazzini, pensi che il padre della patria fu anche un carbonaro, un sobillatore, un cospiratore, fautore di «moti» repubblicani. Non vi vergognate ad abitare in una via del genere? Trasloco immediato in corso Italia, una cosa neutra (per adesso).
E piazza Giulio Cesare a Palermo (un dittatore ante-litteram), via Attila a Valeggio sul Mincio (invasore barbaro), via Leonida a Taranto (bruto spartano palesemente proto-leghista che infilzò centinaia di «clandestini» persiani alle Termopili). Un esercito di «delinquenti», per usare il dipietrese, indegni pure di essere citati nei libri di storia. Il passo dal rigore al ridicolo è breve. No a via Abramo, accusato del tentato omicidio del figlio Isacco, no a piazza del Gesù, uno che stava tra i ladroni e dunque «non poteva non sapere», no a via Walter Chiari, che si fece 70 giorni di carcere per droga. E allora, un’idea: o numeriamo le vie come in America, o imitiamo Capizzi, a Messina. Lì hanno via Inquisizione...
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