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Cos'era il morbo K, la finta malattia inventata da un medico del Fatebenefratelli per evitare la deportazione agli ebrei romani

Durante l'occupazione nazista, il primari e i medici del Fatebenefratelli di Roma salvarono le vita a decine di ebrei romani, inventando una malattia che non esisteva

Cos'era il morbo K, la finta malattia inventata da un medico del Fatebenefratelli per evitare la deportazione agli ebrei romani
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Per celebrare il giorno della memoria stasera in tv verrà trasmessa la miniserie "Morbo K - Chi salva una vita salva il mondo" (alle 21.30 su Rai 1). Interpretata da Vincenzo Ferrera e Giacomo Giorgio, la miniserie ha il merito di portare all'attenzione del pubblico una pagina di storia meno conosciuta nell'Italia della Seconda Guerra Mondiale: quella, appunto, del morbo K. Si tratta di una malattia inventata dal primario dell'ospedale romano Fatebenefratelli Giovanni Borromeo e dal dottore Adriano Ossicini. Era il 1943, il secondo conflitto bellico infuriava ormai da anni e i rastrellamenti nazisti erano ormai un incubo quotidiano. Il primario Giovanni Borromeo, considerato oggi lo Schindler italiano, con la complicità dei suoi colleghi dedicò un reparto dell'ospedale romano ai malati di Morbo K, una malattia che compariva sulle cartelle cliniche con l'indicazione che si trattava di una malattia contagiosissima. Proprio il timore del contagio di una malattia che veniva "venduta" come letale spingeva i soldati delle SS a non controllare i nomi dei pazienti, per paura di doversi avvicinare a loro.

I finti malati - tra cui c'erano ebrei romani e polacchi - rimanevano ricoverati finché dalle tipografie legate alla Resistenza non arrivavano i documenti falsi necessari per fuggire alla deportazione. Anche durante il terribile e purtroppo noto rastrellamento dell'ottobre 1943, quando vennero arrestate più di ottomila persone, alcuni romani riuscirono a nascondersi proprio al Fatebenefratelli. Quando i soldati tedeschi andarono a controllare i degenti, fu proprio Borromeo, con il suo tedesco, a spiegare ai militari che i pazienti erano affetti da una malattia estremamente pericolosa e che, per di più, era caratterizzata da un tasso di contagiosità molto alto. Proprio per il suo intervento e l'invenzione del morbo di K, Giovanni Borromeo è stato riconosciuto dal memoriale Yad Vashem come Giusto tra le Nazioni e ricordato tra gli eroi della Shoah.

Il nome ufficiale della malattia - Morbo di K - era un rimando agli ufficiali nazisti Kesselring e Kappler. Albert Konrad Kesselring, feldmaresciallo dell'esercito tedesco, proprio nel 1943 prese il comando supremo delle forze militare naziste che si trovavano in Italia. Dopo la fine della guerra venne accusato di numerosi crimini di guerra, sia su forze dell'ordine che sulla popolazione civile, e fino all'ultimo giorno della sua vita non rinnegò mai la sua lealtà ad Hitler. Herbert Kappler, invece, era il capo della Gestapo in Italia e fu tra i responsabili dell'eccidio delle Fosse Ardeatine dopo l'attentato partigiano di Via Rasella.

Kesselring e Kappler rappresentavano l'emblema del male nazista, perciò non sorprende che il primario del Fatebenefratelli e i suoi collaboratori avessero pensato proprio a loro per nominare quel fantomatico e

pericolosissimo morbo che, in realtà, serviva solo a salvare vite umane contro chi pensava alla soluzione finale, usando contro vittime innocenti la folle "medicina" dei campi di concentramento e persino le camere a gas.

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