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Storia d'Assalto

Lo sbarco dimenticato in Costa Azzurra: così il “secondo D-Day” travolse i tedeschi

Dalle spiagge di Saint-Tropez alle isole della Provenza, nell’agosto del 1944 gli Alleati lanciarono una delle più grandi operazioni anfibie della guerra. Un’invasione quasi perfetta rimasta all’ombra dello sbarco in Normandia

francia seconda guerra mondiale

Ogni estate mi reco in Costa Azzurra, e ogni estate, puntualmente, alla fine di agosto, sulla bella Croisette, nota per le sfilate dei divi del grande cinema, le belle auto sportive e la mondanità si fanno da parte per lasciare la scena ai veicoli militari che sfilano tra gli applausi e le bandiere in ricordo della liberazione della Riviera da parte degli Alleati, che, a due mesi dallo sbarco in Normandia, lanciarono l’operazione Anvil-Dragoon: un secondo D-Day nel sud della Francia. Proprio nel cuore della Côte, tra Cannes e Saint-Tropez.

Mezzi da sbarco e navi da battaglia, aerei da trasporto e caccia, tra il 14 e il 15 agosto del 1944 riempirono ancora una volta il cielo e il mare per riversare sulle coste meridionali della Francia una seconda forza d’invasione con l’obiettivo di rovesciare definitivamente il nemico e prendere il controllo della Francia occupata e collaborazionista. Così, mentre al Nord gli Alleati si apprestavano a liberare Parigi, nella Francia meridionale un’armata franco-statunitense composta da paracadutisti, fanti e commandos puntava alla conquista dei porti strategici di Tolone e Marsiglia, incalzando il nemico ridotto di numero a causa del repentino invio di forze in Normandia. Mettendo in sicurezza il fianco meridionale della Francia, il generale Eisenhower, comandante supremo delle forze alleate in Europa, avrebbe finalmente ottenuto i porti “necessari” a sbarcare i rifornimenti, operazione che la distruzione dei porti artificiali “Mulberry” e le frequenti tempeste che si abbattevano sul porto di Cherbourg stavano rendendo sempre più complessa.

Un’operazione anfibia in Costa Azzurra

Alle 5:55 del mattino, tre divisioni di fanteria si calarono sui mezzi da sbarco per assaltare le spiagge nei settori denominati in codice Alpha, Camel, Delta e Rosie. Sulle spiagge di Pampelonne e Sainte-Maxime, a Saint-Raphaël e Dramont, si riversarono ancora una volta le unità di fanteria che, dopo aver consolidato una testa di ponte, si sarebbero ricongiunte con i parà che erano piombati dal cielo nelle retrovie allo scoccare della mezzanotte, mentre unità di Rangers e commandos, come quello francese inviato a Cap Nègre e la First Special Service Force inviata sulle splendide isole costiere di Port-Cros e Levant, neutralizzavano i bunker e i cannoni di grosso calibro posti a difesa della costa. All’estremità destra dell’area di invasione lunga 72 chilometri, un’altra squadra di demolizione forte di 67 commando francesi del Groupe Naval d’Assaut de Corse sarebbe sbarcata con piccoli battelli pneumatici in prossimità di Cannes per stabilire posizioni che avrebbero sbarrato la strada a una controffensiva tedesca. Dettaglio curioso: al comando della task force che si sarebbe occupata dell’estremità destra dell’area d’assalto, quella che riguardava proprio le strade costiere di Cannes, c’era l’ex star del cinema Douglas Fairbanks.

L’asso nella manica dell’intelligence

La Riviera che lo storico William C. Breuer descrisse come una “terra di oleandri rosa, terrazze erbose sul mare, muri di cinta, ville color pastello, rigogliosa vegetazione, tenute ornate, giacinti e spiagge bianche” era stata trasformata dagli occupanti tedeschi in una lussureggiante trappola mortale disseminata di bunker, ostacoli anticarro, postazioni fortificate e campi minati, rendendo dozzine di splendide ville ben camuffate delle postazioni militari ben armate.

Ciò nonostante, il settore di sbarco era stato scelto dai pianificatori dell’intelligence che si erano potuti avvalere di un asso nella manica: una vasta collezione di fotografie scattate dai vacanzieri sulle spiagge della Riviera prima della guerra. All’inizio della guerra, infatti, gli Alleati avevano lanciato un appello ai cittadini affinché fornissero le fotografie delle loro vacanze in Francia per ottenere “informazioni preziose”. Come scrisse lo storico Samuel Eliot Morison: “Così, sopra le spalle di una coppia sorridente in costume da bagno che prende il sole sull’Île de Porquerolles, si osserva un molo adatto all’attracco delle motosiluranti. L’uomo che catturò “mademoiselle” in piedi sui bastioni di un vecchio forte scelse inavvertitamente uno sfondo che aiutò un ufficiale dell’intelligence a realizzare uno schizzo panoramico di quella parte della costa. Un bagnante immerso fino alla vita nelle acque della Baia di Bougnon ci dice che un mezzo da sbarco potrebbe arenarsi lì per le manovre di alaggio”, e così via. Lo stesso era stato fatto durante la pianificazione di Overlord.

Nel 1944 gli Alleati potevano ormai contare non solo sull’efficienza del loro apparato d’intelligence, che contava tra le sue fila una folta schiera di spie doppiogiochiste, tra la Francia e il Portogallo, ma anche sulla capacità di svolgere impunemente ricognizioni aeree per raccogliere tutte le fotografie necessarie, perché la costa orientale della Provenza – sufficientemente vicina ai due porti – era fuori dal raggio delle principali batterie costiere. Duole ricordare come proprio in una di queste missioni di fotoricognizione, perì l’adorato scrittore Antoine de Saint-Exupéry, decollato a bordo del suo P-38 dalla Corsica e abbattuto nei cieli al largo di Marsiglia il 31 luglio.

Secondo i piani, una volta conquistate le spiagge e preso il controllo delle colline nell’entroterra, occorreva assicurarsi la “Blue Line”: un’ideale linea ad arco che copriva l’intero settore e avrebbe garantito, secondo l’esperienza maturata durante le precedenti operazioni anfibie, il successo dell’operazione.

La difesa della Provenza era affidata alla 19ª Armata tedesca al comando del generale Friedrich Wiese, che si trovò, suo malgrado, a dover fronteggiare le stesse tattiche e gli stessi problemi che si erano presentati durante lo sbarco in Normandia.

Tra l’incudine e il martello

Lo sbarco nella Francia meridionale, in origine denominato operazione Anvil, incudine, era nato come azione “complementare” all’invasione anfibia attraverso la Manica, l’operazione Overlord che sarebbe stata il martello.

Sebbene Winston Churchill si fosse dimostrato fermamente contrario, così come il tenente generale Clark, a capo delle forze alleate in Italia, il generale Dwight D. Eisenhower, comandante supremo delle forze alleate nell’Europa nord-occidentale, era deciso a portare avanti l’idea proposta dallo Stato Maggiore americano raccogliendo, a sorpresa, il favore del vertice dell’Unione Sovietica.

Nonostante Stalin si opponesse con forza a “qualsiasi operazione periferica o offensiva in Italia che distogliesse risorse dallo svolgimento di Overlord”, mostrò interesse per uno sbarco anfibio nel sud della Francia come operazione complementare di Overlord stessa, limitandosi a continuare a osteggiare – di proposito o involontariamente – la “strategia periferica” britannica. Quest’ultima rispondeva alla necessità di Londra di mantenere gli interessi politici del Regno Unito circa l’assetto dell’Europa postbellica, in particolare sotto il profilo del mantenimento dell’influenza di Londra nella regione del Mediterraneo e del contenimento di quella dell’Unione Sovietica nella Penisola balcanica, dove i servizi segreti britannici, i commando e gli agenti inviati a combattere la guerriglia silenziosa operavano sul fronte più remoto del conflitto per ottemperare a questa necessità accessoria. Scartando gli altri piani di operazioni anfibie che avevano considerato il golfo di Biscaglia e le coste dell’Adriatico, alla fine gli americani cedettero all’ipotesi di lanciare l’operazione nel Sud della Francia una volta completata la liberazione di Roma, in connessione con l’avanzata successiva allo sbarco di Anzio e allo sbarco in Normandia, lasciando Churchill in minoranza e accantonando il suo interesse per i Balcani. È interessante sottolineare come il termine inglese dragoon, suggerito dagli inglesi per sostituire il nome in codice Anvil per ragioni di “sicurezza”, non si traduca solo come “dragone”, ma anche come “costringere con la forza” se usato come verbo, to dragoon.

Sotto questo scostante nome in codice, all’alba del 15 agosto gli Alleati schierarono al largo della Costa Azzurra oltre 800 navi da guerra e 1200 mezzi da sbarco. Corazzate, incrociatori, portaerei di scorta e cacciatorpedinieri riempirono ancora una volta l’orizzonte a perdita d’occhio.

Azioni diversive

Mentre la flotta di invasione era in rotta, erano state portate a termine le azioni diversive che dovevano sviare il comando tedesco dalle spiagge dove sarebbe avvenuto lo sbarco. I tedeschi sapevano che gli Alleati stavano ammassando e muovendo una grande flotta grazie agli agenti dell’Abwehr in Spagna, notizia confermata dai ricognitori aerei che avevano riportato: “Grandi convogli alleati hanno lasciato i porti del Nord Africa con truppe e rifornimenti. Destinazione sconosciuta”. Una flottiglia di motosiluranti si mosse alla volta di Genova per lasciar credere che si trattasse di un’avanguardia diretta sulla costa dell’Italia settentrionale, mentre un cacciatorpediniere e alcune unità leggere manovrarono davanti a La Ciotat mentre le corazzate colpivano Antibes, concentrando l’attenzione dei tedeschi qualche miglio più a est del punto estremo del settore orientale, nome in codice Rosie. Altre unità simularono manovre di sbarco e trainarono riflettori dei segnali radar appesi a palloni aerostatici in modo da apparire sugli schermi tedeschi come se fossero una grande flotta. Gli aerei della Royal Air Force rilasciarono una nube di chaff per accecare la rete radar tedesca e poi, ancora una volta, paracadutarono i “fantocci” o “finti paracadutisti” Rupert nell’entroterra di La Ciotat per simulare un lancio in forze in prossimità della costa. L’efficacia di questi stratagemmi, appena impiegati in Normandia, fu comunque ridotta; pochi specialisti radar e comandanti tedeschi si lasciarono ingannare.

Ciononostante, quando fu chiaro che gli Alleati sarebbero sbarcati sulla Riviera francese, ancora una volta venne inviata al quartier generale di Berlino la richiesta per il permesso di muovere a ridosso della costa l’11ª Divisione Panzer, che era di retroguardia. Anche in questo caso, come in Normandia, dal Führer non giunse risposta. I carri armati rimasero dov’erano.

Il benestare di Hitler arrivò solo un giorno prima dello sbarco, quando tutti i ponti tra Avignone e il Mediterraneo erano stati distrutti dagli aerei alleati o minati e fatti saltare dai partigiani, mentre le linee ferroviarie restavano il bersaglio preferito dei caccia. Sarebbero passati quattro giorni prima che l’11ª Divisione Panzer potesse attraversare il Rodano ed entrare in azione.

Come nel preludio di Overlord, la Resistenza francese giocò un ruolo significativo nell’operazione Anvil-Dragoon. I gruppi di partigiani francesi, i maquis, erano più forti e numerosi nel sud della Francia e seppero dare il loro apporto nonostante gli sforzi dei servizi clandestini degli Alleati – lo Special Operations Executive britannico, o SOE, e l’Office of Strategic Services statunitense, o OSS – non fossero riusciti a rifornirli delle armi e del materiale necessario.

Dall’entroterra alle isole

Poco dopo la mezzanotte dell’altro D-Day in Francia, 2.000 americani e canadesi della 1ª Special Service Force, la leggendaria “Brigata del Diavolo Nero”, furono tra i primi a prendere parte all’azione, sbarcando sulle piccole Isole di Hyères con l’obiettivo di eliminare una batteria di tre possenti cannoni da 164 mm localizzati sull’Île du Levant. Contemporaneamente, un distaccamento di commando francesi, nome in codice Romeo, avrebbe attaccato la terraferma appena a nord delle Isole di Hyères per bloccare la principale strada costiera che da Tolone conduceva alle spiagge, impedendo così alle riserve tedesche di avanzare, come avevano fatto i loro compagni d’armi in prossimità di Cannes. Nello stesso momento, 400 aerei carichi di paracadutisti decollavano da Roma per dirigersi verso le Drop Zones designate; la loro parola d’ordine per distinguere l’amico dal nemico era “Lafayette”.

Le forze speciali sbarcate all’Île du Levant scoprirono che la batteria era finta, tubi di metallo ben camuffati nei bunker, e presero il controllo del porto. All’alba il comandante dei Diavoli Neri comunicò al comando stabilito sulla nave anfibia USS Catoctin: “Isole completamente inutilizzabili. Si consiglia l’evacuazione immediata. Uccisi: nessuno. Feriti: due. Prigionieri: 240. Batterie nemiche: finte”.

Diverso lo scontro che si consumò nella piccola isola di Port-Cros, dove i tedeschi si trincerarono nel Forte de l’Estissac, che cadde il 16 agosto, e nel Forte de l’Eminence, che resistette fino al 17 agosto. A Saint-Tropez, in buona parte liberata da una brigata di partigiani francesi, gli ultimi tedeschi asserragliati nella cittadella medievale si arresero ai parà americani nel primo pomeriggio del 15, mentre la guarnigione di Hyères e della vicina isola di Porquerolles alzarono bandiera bianca il 21 agosto.

Un’operazione anfibia perfetta

L’operazione Anvil-Dragoon, lanciata sotto gli occhi di Winston Churchill, che si era imbarcato sul cacciatorpediniere britannico HMS Kimberley per l’opportunità di assistere di persona a un vero sbarco, si era dimostrata un successo sotto tutti i punti di vista. Passando alla storia come una delle grandi vittorie ottenute dagli Alleati nell’estate del 1944, nonostante sia stata poco considerata dalla storiografia. In appena un mese, due terzi della Francia erano stati liberati a seguito di un assalto anfibio che aveva registrato poche perdite, superando gli ostacoli nella pianificazione, la carenza di mezzi da sbarco e l’addestramento ridotto al minimo di molte delle unità coinvolte. Memori delle esperienze in Italia e delle criticità appena riscontrate in Normandia, gli americani – che non avevano nessuna intenzione di rimanere intrappolati nella testa di ponte come ad Anzio – si spinsero subito nell’entroterra per incalzare i tedeschi e non consentire loro di riorganizzarsi e tentare una vera controffensiva nella Francia meridionale. Secondo lo storico statunitense Samuel Eliot Morison, gli sbarchi del 15 agosto 1944 erano stati “un esempio di un’operazione anfibia quasi perfetta”.

La storia ci dirà che l’invasione della Riviera francese fu solo l’ennesima brutta notizia per Hitler, che parlò di quel giorno come “peggiore della sua vita”. Per la prima volta il Führer non impose una “difesa fino all’ultimo uomo, ma si mostrò disposto a cedere terreno e salvare uomini e mezzi, considerando l’idea di una ritirata strategica fino al Vallo Occidentale, che avrebbe difeso il confine occidentale della Germania. Forse, per la prima volta, stava guardando in faccia la portata della sua sconfitta. In ogni caso, la ritirata tedesca dalla Francia appariva “necessaria”. Il Gruppo d’armate G rischiava di essere annientato.

Il 9 settembre gli americani erano avanzati in linea d’aria di circa 300 chilometri dalle spiagge dello sbarco della Provenza. Pochi giorni dopo, le avanguardie delle operazioni Overlord e Dragoon si incontrarono a Saulieu per “stringersi la mano” e unire il fronte per marciare verso Berlino.

Si dice che, quando i primi commandos francesi scesero dai mezzi da sbarco, prima di scalare le scogliere o portare l’attacco al nemico che si celava oltre la spiaggia, celebrarono la fine di quei lunghi anni di esilio raccogliendo manciate di sabbia bagnata e portandosela alle labbra. Erano tornati a casa. Ancora oggi, il lieto ricordo di quel tornare appare sentito tra le strade della Costa Azzurra in festa, assolata e viva, brulicante di piccole bandiere.

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