Una seconda via la si trova sempre. È questo il tratto distintivo di René De Silvestro, sciatore paralimpico che ha trasformato una caduta in allenamento nel 2013 alla vigilia di una gara di sci alpino in un nuovo inizio. Quell'incidente, con la conseguente lesione midollare, avrebbe potuto allontanarlo per sempre dalla neve. Invece, due anni più tardi, il primo approccio con il monosci e l'ingresso nel mondo paralimpico. Oggi De Silvestro si presenta alla terza partecipazione ai Giochi con due medaglie conquistate nella rassegna di Pechino 2022 (argento in gigante e bronzo in slalom) e una nuova responsabilità: portabandiera insieme a Chiara Mazzel, seppur non presente nella cerimonia d'apertura all'Arena di Verona. L'IPC ha stabilito infatti che vi siano dei volontari a tenere i vessilli per questioni logistiche, dicono, ma il vero motivo sono stati i boicottaggi della cerimonia da parte di molte nazioni (ultime Germania e Francia) per via della presenza di atleti russi e bielorussi con bandiera, non neutrali come alle Olimpiadi.
De Silvestro, lei con Chiara Mazzel è portabandiera, ma non avrà la soddisfazione di sfilare.
«Mi dispiace molto perché, da atleta, fare il portabandiera è qualcosa di bellissimo; farlo all'Arena di Verona, lo sarebbe stato ancora di più. Abbiamo comunque registrato un video qui al villaggio che verrà proiettato durante la cerimonia, quindi ci si vedrà anche lì. Devo dire che, sapendo di avere la gara il giorno dopo, da una parte sono anche sollevato: Verona è lontana e saremmo rientrati al villaggio a tarda notte, con la gara il giorno successivo. Ci sono pro e contro, ma così è stato deciso e questo dobbiamo accettarlo».
È stato informato con anticipo, oppure l'ha saputo a ridosso dell'evento?
«L'hanno comunicato un po' di tempo fa ora non ricordo esattamente quando ma lo sappiamo già da un po'. In ogni caso, pensavo fosse una cosa già nota in generale».
Sono note anche le polemiche sulla partecipazione degli atleti russi e bielorussi con la loro bandiera e inno. Che idea si è fatto?
«Non voglio entrare nel merito politico, perché non è il mio ambito. Preferisco mettermi nei panni degli atleti: al loro posto sarei felice di poter partecipare. Non credo che quanto sta accadendo nel mondo dipenda da chi è qui a gareggiare. Capisco però che alcune delegazioni possano manifestare dissenso o valutare il boicottaggio della cerimonia d'apertura. Tuttavia, secondo me l'atleta dovrebbe poter fare l'atleta, senza essere coinvolto in questioni più grandi di lui».
Quale messaggio, dunque, vuole lanciare sfruttando questa importante vetrina?
«Purtroppo, come spesso accade, si parla di noi soprattutto ogni quattro anni. Per il nostro movimento è fondamentale sfruttare quest'opportunità: abbiamo bisogno che se ne parli sempre di più».
A proposito di chi ha fatto parlare di sé: che impressione le ha fatto Federica Brignone nei Giochi Invernali?
«Conosco Federica abbastanza bene, negli ultimi anni abbiamo avuto modo di parlarci. Quello che ha fatto è stato un grande esempio per tutto il mondo dello sport. Riuscire a tornare alle Olimpiadi così presto dopo un incidente serio dimostra che, se vuoi davvero qualcosa, puoi farcela. È stata fortissima e ha dato una grande lezione a tutti».
Brignone ha scelto un approccio low profile in
avvicinamento ai Giochi. Lei come si propone?«Seguo il suo esempio in tutto e per tutto. Non è una medaglia a definirti, ma il percorso e la persona che sei. Darò il massimo, poi ciò che verrà sarà una conseguenza».