Rimane alta la tensione al Ticinese, dove qualche giorno fa un agente sparò a unauto in fuga che aveva travolto un collega, ferendo a un fianco un africano di 22 anni. Dopo manifestazioni e presidi di gruppi antagonisti, ieri su Indymedia sono comparse le minacce allagente, individuato, indicato con nome e cognome e riempito di insulti. E sempre in queste ore sono comparse sui muri della Bocconi stelle e cinque punte e scritte: una contro il capo dellAmministrazione penitenziaria Ionta, laltra inneggiante la Br Blefari Melazzi.
Alle 5.30 del 6 novembre in via Gorla, una Mercedes Classe A, poi risultata rubata, non si fermò allalt di un agente, investendolo e poi scaraventandolo a terra. Il collega cercò allora di fermare i due giovani a bordo, sparando alle ruote. Un colpo infranse il lunotto, ferendo a un fianco Lacine K., 22 anni, originario della Costa dAvorio. Il conducente, Vincenzo P., 29 anni, guidò fino in via Quadronno, lasciò lamico al pronto soccorso del Pini e poi tornò al Ticinese, dove abita. Qui fu individuato dagli agenti e finì in carcere con laccusa di resistenza e lesioni, per la fuga e linvestimento, e furto, per aver ammesso di aver rubato la vettura un paio di giorni prima. Apparentemente un banale caso di cronaca nera, non fosse che entrambi i giovane sono anche assidui frequentatori dei Centri sociali, in particolare hanno passato lestate nella «Bottiglieria Okkupata» di via Savona.
Poche ore e parte il tam tam degli antagonisti che accusano la polizia di aver sparato a freddo. E dopo presidi e manifestazione, ieri su Indymedia sono passati allattacco diretto: «Continue provocazioni e minacce ai ragazzi della Bottiglieria da parte delle forze del disordine, addirittura hanno sparato a Lacine, che disarmato mostrava le spalle al poliziotto (nome e cognome) perché nero, perché riconosciuto dallagente come anarchico della bottiglieria, riconosciuto come simpatizzante del comitato antirazzista e antifascista. Siamo sicuri dellidentità dellagente perché era di zona, lo si conosce come uno fra i primi a schierarsi con fasci, razzisti e picchiatori squadristi».
Insulti e minacce anche per capo del Dipartimento dellamministrazione penitenziaria Franco Ionta accompagnate da una stella a cinque punte, simbolo delle Brigate rosse, sono invece comparse sui muri nei pressi dellUniversità Bocconi di Milano. «No a 41 bis, Ionta boia», facendo dunque riferimento al carcere duro introdotto dal Parlamento nel 1986 per reati di terrorismo e mafia e a Francesco Ionta ex procuratore aggiunto presso la Procura di Roma, nominato ai vertici del Dap dal luglio 2008.
Straniero ferito nella sparatoria di via Gola: il sito Indymedia pubblica il nome dellagente
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