Che disdetta, il New York Times ha attaccato la nostra moda e ha scritto che «è scomparsa la raffinatezza marchio dell'Italia», ha addirittura parlato di una nostra predilezione per «le strappone» e ci ha dato di neo-volgari ormai sacrificati a una società mediatica sempre più urlata. Ora: ci penseranno gli addetti ai lavori, se vorranno, a stabilire se sia stata solo una vendetta dopo che Giorgio Armani ha cacciato da una sua sfilata proprio un fashion-editor del New York Times. Ma detto questo: c'è qualcuno disposto a negare che il New York Times abbia ragione? Lasciamo perdere l'aria che tira su certe passerelle: borchie sulle mutande, un trionfo fetish e punk, frustini, slip con lucchetto e mascherine da ammucchiata.
Ma le pubblicità degli ultimi anni le avrete viste, e ve lo dice la persona meno moralista di questa Terra: non si vede più un uomo, solo efebi o spaventosi tamarri, né più donne, solo lolite dagli occhi spiritati e drogati, ambientazioni orgiastiche e da raccordo anulare, un bordello mai visto, il tutto rivolto a un target che si riversa nel centro delle metropoli ogni sabato pomeriggio, quando aprono le gabbie: e che non legge il New York Times, non legge niente.The strappone style
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