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Meloni ha fatto bene a volare nel "Golfo"

Un’opposizione seria ha a cuore il Paese prima ancora che il proprio tornaconto elettorale. E sa che, quando un governo agisce nell’interesse nazionale, riconoscerlo non è un atto di debolezza, ma di responsabilità

Meloni ha fatto bene a volare nel "Golfo"
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Gentile Direttore Vittorio Feltri, in questi giorni di festa ho letto che il presidente del Consiglio Giorgia Meloni è volata nei Paesi del Golfo per rafforzare i rapporti energetici e garantire all’Italia forniture strategiche in un momento internazionale tutt’altro che semplice. Si tratta, mi pare, di un’iniziativa concreta, anche coraggiosa, vista la delicatezza dell’area. Eppure, ancora una volta, dall’opposizione arrivano solo critiche, spesso più personali che politiche. È possibile che qualunque cosa faccia il governo venga automaticamente bocciata? Non dovrebbe un’opposizione seria riconoscere almeno ciò che funziona?

Michela Borgato

Cara Michela,
la tua domanda è legittima e, consentimi, perfino ingenua. Perché presuppone l’esistenza di un’opposizione capace di valutare i fatti per ciò che sono, e non per ciò che conviene raccontare. Tu citi il viaggio di Giorgia Meloni nei Paesi del Golfo. Un viaggio tutt’altro che ornamentale, ma necessario. In un mondo attraversato da crisi energetiche, tensioni geopolitiche e conflitti aperti, andare a trattare direttamente con interlocutori strategici non è un vezzo, bensì un dovere. E non è neppure un gesto scontato. Parliamo di aree delicate, dove la stabilità è relativa e gli equilibri cambiano rapidamente. Ci vuole determinazione, ma anche una certa dose di coraggio politico, per sedersi a quei tavoli e difendere gli interessi nazionali, assumendo una iniziativa che non ha cercato il consenso di chicchessia, né in Europa né altrove. Ed è questo che infastidisce: quello che ha fatto Meloni contraddice la narrazione falsa che la vorrebbe succube di Washington, anzi, diciamo meglio, di Trump.

Ora, di fronte a un atto del genere, ci si aspetterebbe una reazione adulta: discutere nel merito, eventualmente criticare, ma anche riconoscere ciò che funziona. È la grammatica minima della democrazia. E invece no. Assistiamo al solito riflesso condizionato: qualunque cosa faccia il governo, e in particolare Meloni, deve essere sbagliata per definizione. Non importa se l’iniziativa è utile, se produce risultati, se rafforza la posizione internazionale dell’Italia, se giova agli italiani, se salvaguarda l’interesse nazionale. Nulla. Tutto viene ricondotto a una trama preconfezionata in cui la premier è sempre e comunque nel torto.

Questo non è fare opposizione. È fare propaganda.

Un’opposizione seria ha a cuore il Paese prima ancora che il proprio tornaconto elettorale. E sa che, quando un governo agisce nell’interesse nazionale, riconoscerlo non è un atto di debolezza, ma di responsabilità.

Anzi, proprio la missione nel Golfo smonta una delle accuse più ripetute negli ultimi mesi: quella di una Meloni subalterna ad altri leader internazionali. Qui non c’è nessuna eterodirezione, nessun telefono che squilla da oltreoceano a dettare la linea. C’è un presidente del Consiglio che prende un aereo e va a trattare, in prima persona, per garantire sicurezza energetica al proprio Paese. Questo, piaccia o meno, si chiama esercizio della sovranità. E infatti i risultati si vedono anche sul piano della considerazione internazionale. La nostra premier oggi è ascoltata, interlocutrice credibile, riconosciuta ben oltre i confini italiani. Non lo dico io: lo dimostrano i rapporti che sta costruendo e la centralità che l’Italia sta progressivamente recuperando. Curiosamente, questa credibilità è attestata e lodata più all’estero che in casa. Perché in Italia una parte della sinistra sembra incapace di uscire da una logica infantile: se lo fa la Meloni, allora è errato. Sempre e comunque. Devo però ammettere un’eccezione, che in politica vale doppio proprio poiché rara.

Matteo Renzi, pur stando all’opposizione, ha avuto l’onestà intellettuale di mettere in luce il valore dell’iniziativa. Non è un dettaglio. È la dimostrazione che si può dissentire senza perdere il senso della realtà. Ecco, basterebbe questo per capire la differenza tra chi fa politica e chi fa tifo.

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