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"Non siamo per sempre disarmati". La nuova minaccia antagonista

Gli antagonisti alzano ancora il livello dello scontro con lo Stato e ora introducono anche l’avvertimento armato

"Non siamo per sempre disarmati". La nuova minaccia antagonista
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Le immagini di quanto accaduto a Udine lo scorso 14 ottobre 2025 sono ancora vivide. Il corteo contro la partita di calcio tra la nazionale italiana e quella israeliana, dopo una prima fase di relativa tranquillità, ha assunto una connotazione violenta, con scontri fortissimi nei pressi dello stadio. Numerosi agenti delle forze dell’ordine rimasero feriti, così come alcuni giornalisti, di cui due gravemente, e oggi, a distanza di quasi sei mesi da quei fatti, l’area antagonista continua a rivendicare quell’azione, piegando la realtà a una narrazione di comodo. “Alla fine ufficiale del corteo, la determinazione di una sua parte a proseguire la manifestazione verso la zona dello stadio ha trovato la risposta repressiva dello Stato, con lacrimogeni, idranti, arresti e fogli di via”, si legge in un documento che sta circolando in queste ore tra i canali d’area.

Furono diversi gli antagonisti fermati in quell’occasione e ora nel capoluogo friulano, dove si sta rinsaldando una inedita frangia di saldatura anarco-antagonista, vogliono raccogliere i fondi per sostenere le spese legali. Non solo dei fermati per gli scontri di ottobre ma per tutti gli antagonisti friulani colpiti da condanne o procedimenti giudiziari in corso per azioni contro la legge. Il manifesto con il quale è stata presentata l’iniziativa “benefit”, come viene chiamata, presenta alcuni elementi d’allarme che segnano un ulteriore aumento dello scontro politico in corso, alimentato dalle frange antagoniste che cercano di alzare il livello della tensione. “L’iniziativa dell’11 aprile a Udine in solidarietà con alcune e alcuni indagati per supposti disordini accaduti quella sera intende esprimersi su un piano di scontro con quel genere di risposta repressiva e inoltre contro quel clima di panico generato attraverso i meccanismi di propaganda mediatici e di normalizzazione sociale”, si legge in un passaggio del manifesto.

La repressione, aggiungono, “aumenterà, ma la Sumud, la fermezza, è l’unica guida di un movimento di protesta contro questo ordine sociale, alleato e complice del genocidio del popolo palestinese, che ci sta portando oggi al macello della Terza guerra mondiale”. È una lettura geopolitica molto sommaria, non realistica, quella fatta dagli antagonisti, che ricalca fedelmente quella portata avanti in questi anni dalla sinistra radicale per giustificare le piazze violente.

“Non è vero che siamo per sempre disarmatx, espropriatx e sottomessx”, conclude il messaggio, nella sua parte forse più inquietante e violenta. Quasi una minaccia, un ribadire che potrebbero anche armarsi per far fronte a quella che considerano “repressione” dello Stato ma che è reazione democratica all’azione dei violenti.

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