La prima a Strasburgo: tanti italiani al debutto e un polacco presidente

StrasburgoJerzy Buzek - come preventivato - è il nuovo presidente dell’Europarlamento, votato da ben 555 dei 713 nuovi eletti che ieri hanno messo piede a Strasburgo, inaugurando, in sintonia con la festa nazionale francese, la settima legislatura. Non è il solo ex premier nazionale, l’esponente polacco cui va il seggio più alto. Ce ne sono altri 7 che hanno svolto l’incarico di presidente del Consiglio tra cui l’italiano Ciriaco De Mita che tra l’altro è il più anziano tra gli eletti di questa legislatura.
C’è anche un ex presidente della Repubblica, il lituano Paskas, ma a far rumore sono soprattutto la «Paris Hilton» romena Elena Basescu che ha cancellato d’un botto qualche malignità fiorita sulle nuove rappresentanti femminili del Pdl, apparse ben più professionali di tante loro colleghe, e il «pirata» svedese Christian Engstroem approdato sulle rive del Reno dopo la sua battaglia contro il copyright e deciso sostenitore del download libero. Nel suo discorso introduttivo, Buzek ha confessato che mai si sarebbe immaginato solo 20 anni or sono, di poter presiedere un consesso europeo in un’Europa finalmente capace di buttare giù la cortina di ferro. Per la cronaca, almeno in un paio pare lo abbiano guardato male: il lettone Rubicks ultimo presidente del soviet di Riga e poi tentato autore di un «golpe» anti-rivoluzionario (rimesso in libertà per buona condotta) e il ceco Vladimir Remeck, già astronauta nel ’78 e medagliato come «Eroe dell’Urss» che è stato eletto nelle file del partito comunista ceco.
Parecchi volti nuovi tra gli italiani e un piccolo «caso» che ha già suscitato non poche curiosità. Nell’emiciclo, siedono non molto lontani Luigi De Magistris e Clemente Mastella: come dire accusatore e accusato nel tormentone giudiziario che portò alla caduta del governo Prodi. Possibile? «Why not?» hanno risposto causticamente alcuni addetti ai lavori, ricordando proprio il nome dato all’inchiesta dal magistrato campano. Del resto di stranezze ce ne sono anche altre: nel Ppe, assieme ai 29 eletti del Pdl siedono anche 5 uomini di Casini e uno dell’Svp che in patria non vogliono aver contatti col centrodestra. I cattolici del Pd alla fine si sono accomodati tra i banchi socialisti. E Di Pietro continua a stare tra i liberali che sembrano ignorare le sue posizioni italiane decisamente peroniste.

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