La stretta di Londra sugli immigrati: cittadinanza a punti

LondraD'ora in poi diventare cittadini britannici non sarà più soltanto una questione di tempo di permanenza sul suolo inglese, ma un riconoscimento da conquistare sul campo, attraverso una serie di prove concrete. E il premio finale, la tanto sospirata cittadinanza, verrà concessa attraverso un complicato sistema di punteggio più o meno lungo a seconda della buona volontà dimostrata dai richiedenti. Insomma, una cittadinanza a punti, un po' come la patente, ma molto più difficile da ottenere.
È quanto prevede il nuovo piano sulla cittadinanza presentato dal governo laburista di Gordon Brown. Nato da una legge già approvata a luglio, ora verrà sottoposto al vaglio di esperti e rappresentanti della società civile. Il contenuto ad ogni modo è già chiaro. Fino ad ora ottenere la cittadinanza britannica era relativamente facile: bastava dimostrare di aver lavorato almeno cinque anni nel Paese e la richiesta veniva quasi sempre accolta. Il vecchio testo legislativo prevedeva solamente che il richiedente parlasse un inglese scolastico e avesse una relativa conoscenza del modello di vita inglese oltre ad un'infarinatura della storia del Paese, della sua Costituzione e del suo sistema di governo.
Con la nuova legge, la prassi si fa molto più complicata e sicuramente più lunga. I tempi di attesa per il rilascio di un passaporto definitivo possono anche raddoppiare. Dopo i primi cinque anni di residenza gli immigrati dovranno dimostrare di essersi integrati e se tutto va bene verranno promossi a «cittadini in prova». La cittadinanza definitiva arriverà nei cinque anni seguenti e il processo sarà più o meno rapido a seconda dei punti guadagnati.
Pur non scendendo nei dettagli, l'Home Office britannico ha spiegato che verranno valutate e premiate singole competenze e capacità, sia professionali che artistiche. Di certo non sarà più sufficiente la semplice conoscenza della lingua, mentre varranno competenze specifiche in campo lavorativo o scientifico. Ulteriori punti potranno arrivare dalla «vicinanza alla famiglia di origine o alla necessità di protezione» dimostrata da rifugiati e dai familiari di immigrati già residenti in Gran Bretagna, così come verranno premiati tutti coloro che sceglieranno come luogo di residenza la Scozia o altre aree bisognose di immigrazione. I punti aumenteranno anche per tutti quelli che saranno in grado di dimostrare di aver preso parte alla vita del Paese, partecipando attivamente alle attività politiche o sindacali, facendo del volontariato e promuovendo iniziative socialmente utili.
Il punto del testo che più ha lasciato perplessi riguarda l'ipotesi della sottrazione di punti. I richiedenti potrebbero infatti perderli se emergessero delle pendenze penali a loro carico e se dimostrassero un comportamento antisociale. O ancora, e questo è l'aspetto più controverso, se non si dovessero dimostrare particolarmente rispettosi dei valori britannici. «Ma quali sono questi valori?» - ha chiesto esplicitamente ieri il conduttore di Today Program su Radio4 della Bbc al ministro Phil Woolas, riferendosi all'ipotesi fatta da molti giornali relativa alla partecipazione alle dimostrazioni contro la guerra in Irak. Dissentire su questo punto potrebbe voler dire che si è meno integrati? Il ministro ha preferito non rispondere direttamente alla domanda optando per una risposta diplomatica. «Se qualcuno vuole diventare cittadino britannico - ha detto - è lecito pensare che debba non solo obbedire alla nostra legge ma anche volersi impegnare con il nostro Paese». Di fronte ad un simile irrigidimento del sistema di concessione della cittadinanza, le organizzazioni per l'immigrazione prevedono un aumento progressivo delle richieste prima del 2011, anno in cui il nuovo sistema dovrebbe entrare in vigore. Un sistema che l'opposizione conservatrice definisce soltanto uno specchietto per le allodole, un mezzo per imbrogliare gli elettori. «In Gran Bretagna non c'è mai stato un diritto automatico alla cittadinanza - ha dichiarato ieri seccamente il ministro ombra per l'Immigrazione Damian Green -. Questa legge è soltanto il disperato atto di un governo che sa di aver lasciato fuori controllo il fenomeno dell'immigrazione».

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