Su Balotelli un cartellino razzista ma a Mourinho va ancora di lusso

6.5 JULIO CESAR
Dopo minuti dieci, di colpo gli si abbassa la temperatura corporea, la sventola di Dominguez non era prevista dall’ufficio meteorologico interista. Capisce che a Kazan non trattasi di gita turistica. Attento e reattivo come sempre, con il vento che tirava non era roba facile, para quello che c’era da parare, Julio Cesar ha nome da condottiero.
6 MAICON
Solito menù del brasiliano: ottimo e abbondante quando abbandona il domicilio, spinge, affonda, crossa, conclude; inesistente, distratto, indisponente quando deve tenere a bada il proprio settore. È il cosiddetto football moderno, difensori che non difendono, però sanno attaccare e attaccanti che non attaccano, però sanno difendere. Bah. Il movimento e il passaggio per il pareggio di Stankovic sono da manuale.
5 LUCIO
Brutto primo tempo, anzi bruttissimo. Quando Dominguez lo punta e va al gol, il brasiliano si avvita su se stesso, sbaglia il movimento per spostare l’avversario, fatica a girarsi e a prendere la corsa, sembra un pedone del calciobalilla. Vale il discorso fatto per il connazionale Maicon. Sta di fatto che, per un brasiliano, essere fregato da un argentino emigrato in Russia non sarà da raccontare a Rio e dintorni.
6 SAMUEL
Tagliaerba (e dintorni) vivente, graziato dall’arbitro Hauge che, al terzo tentativo dell’argentino di eliminare un avversario, gli ricorda che una può passare, due forse, ma tre sono troppe, dunque cartellino giallo. Un altro intervento ad altezza caviglia non viene visto, per fortuna sua e della squadra, ma resta al limite.
4 CHIVU
Roba piccola, lentissimo nei movimenti, swarovski, come lo chiamavano a Roma per via della fragilità, sembra aver paura ed è in difficoltà sul proprio fianco dove la squadra di Kazan cerca spazio e gloria. Non cambia passo, non ha idee.
6 ZANETTI
Lavora per due, resta in posizione prudente, tiene compatto il triangolo di centrocampo. Non altro, non molto.

5.5 CAMBIASSO
Idem come sopra, si limita all’ordinaria amministrazione, comprende che gli avversari, anche modesti, hanno voglia di esibizione, fa il vigile controllando che il traffico non ingolfi la zona ma non sta bene e si vede, con il passare dei minuti va in riserva di carburante. Mourinho, bravo ma lento, se ne accorge in ritardo.
7STANKOVIC
Gol bello anche se favorito dalla libertà assoluta ma il senso della posizione, in simili disegni di gioco, fa parte del suo repertorio. È l’arma in più dello schema interista, non certo ideato o disegnato dal portoghese ma da sempre nella testa dell’ex laziale.
5 BALOTELLI
È schedato anche a livello internazionale. La scuola Collina ha trovato scolari diligenti, studiano i calciatori prima, durante e dopo e li castigano a prescindere. Hauge segue le lezioni, applica le direttive, dunque Mario Balotelli parte con l’handicap e paga il conto. Già ammonito entra deciso su un avversario e finisce così la sua prova. Nessuno, dei suoi sodali, protesta ed è un segnale cattivo di come i suoi compagni lo tutelino, addirittura Eto’o gli indica la strada dello spogliatoio, senza nemmeno un gesto di conforto. E i razzisti starebbero altrove? Peccato davvero, la luce, ogni tanto, era arrivata proprio da lui, colpisce la traversa con un colpo che appartiene a quelli che sanno giocare a pallone sul serio. Lo vedrei al centro dell’attacco, ha dribbling, faccia tosta e calcia come pochi, ma le alchimie tattiche lo costringono a giocare lungo un corridoio troppo stretto. Forse è arrivato il tempo, per lui, di cambiare aria.
5 ETO’O
Ha un paio di occasioni, non le sfrutta per merito del portiere russo, i colleghi lo cercano raramente ma lui stesso offre l’immagine di non sentire troppo l’evento, non partecipa, non stimola, si ibrahimovicizza. Orfano di un compagno di reparto, Milito bloccato da muscoli affaticati, è un uomo solo e nemmeno al comando.
3 MANCINI
Roba piccola, gioca qualche pallone ma sembra un calciatore in prestito. Resta un mistero il fatto che lo Special One non lo abbia voluto cedere. Sostituito ma forse non era mai entrato in campo.
3 dal 65’ QUARESMA
Il cocco di Josè dovrebbe andare a Fatima e ringraziare la Madonna che, inconsapevole, gli permette di giocare nella squadra campione d’Italia, con un salario sontuoso e le protezioni dell’allenatore e del procuratore. Ma come dice lo stesso Mourinho questo è il calcio. Il suo.
5 All MOURINHO
Squadra molto lenta, affanni incredibili nella coppia centrale, scelte tattiche opinabili, da regime, nessuna idea tranne quella folkloristica di portare due portieri in panchina, Toldo e Orlandoni. L’innesto di Quaresma conferma che nella vita può accadere di tutto. Pessoa, connazionale dell’ex interprete portoghese, diceva che «il poeta è un fingitore». Non conosceva l’allenatore. Ma non è il caso di insistere, il bell’uomo di Setubal va preso a piccole dosi. Anche ieri sera gli è andata di lusso.
6 Arbitro HAUGE
Severo con Balotelli, grazia Samuel. Resta nella memoria per il gol annullato a Eto’o nella finale di Champions.