Sul litorale laziale pescatori in rivolta: «Ci rovinano»

Pescatori in rivolta. Da Anzio a Fiumicino migliaia di famiglie rischiano la rovina e minacciano proteste a non finire. E tutto a causa delle nuove norme europee che vietano, di fatto, la pesca di molluschi e pesci di piccole dimensioni. Stop alle reti con maglie che non raggiungono i 50 millimetri, nessuna attività consentita a meno di 600 metri dalla costa, reti gettate a non meno di un miglio e mezzo dalla riva. Da oggi, insomma, potrebbero sparire per sempre dalle nostre tavole latterini, telline, cannolicchi, moscardini e lupini.
Dalle bancarelle improvvisate nei porti laziali ai ristoranti più rinomati del litorale, dunque, addio al fritto di paranza, alle sagre affollate di Ostia e Fiumicino, agli spaghetti con vongole o telline di casa nostra. «Se le nuove direttive non verranno modificate - commenta Franco D’Arienzo, presidente della Cooperativa dei Pescatori di Ostia San Nicola - i mercati ittici saranno invasi dal pescato proveniente dalla Cina dove non esistono regole e nessuno vieta di esportare questo tipo di pesce. Siamo tutti in attesa dell’incontro previsto giovedì a Bruxelles, intanto andiamo avanti grazie alla deroga di 40 giorni. Ma siamo preoccupati. Qui (al villaggio dei pescatori sul lungomare, ndr) la gente da sempre vive grazie alla risorsa mare. Se ci mettono in condizione di non pescare più le telline cosa faremo?». Anche il presidente della cooperativa Romana Pesca di Fiumicino, Lorenzo Marchioli, è in attesa di notizie certe. Se da una parte la capitaneria di porto dovrebbe «chiudere un occhio», almeno fino all’arrivo di precise direttive da parte del ministero delle Politiche Agricole, i lavoratori del settore sono preoccupati per il futuro. Al ristorante «Nemo» di Ostia la notizia è arrivata già da qualche settimana. «Siamo diventati famosi - dice uno dei due gestori, Ermanno Di Rocco - grazie al fatto che ai clienti serviamo solamente pesce locale, acquistato appena pescato al villaggio qui vicino. Saremo costretti a cambiare parte del menù. Ma cosa faranno tutte quelle persone che vivono da sempre di questo tipo di pesca? Vengo da una famiglia di pescatori di telline, per decenni ci siamo battuti per valorizzare questo mollusco tanto da ottenere il marchio Igt, l’Indicazione Geografica Tipica. Per questo faremo ricorso al Parlamento Europeo per impedire di far scomparire questo prodotto tradizionale per la marineria e la cucina italiana». In particolare, secondo quanto stabilisce il nuovo Regolamento Mediterraneo della Ue, da oggi per la pesca a strascico bisognerà utilizzare reti con maglie quadrate e larghe.
Questo per salvaguardare i pesci di grandi dimensioni, per molti, invece, dannosi per l’ambiente marino. Se per alcuni le telline non saranno più «tirate in secca» con le paranze attrezzate sottocosta, altri potranno pescarle con le più potenti turbo-eliche, barche turbo-aspiranti che possono navigare ben oltre il limite di 600 metri imposto dalla Ue. Un mezzo che, secondo gli ambientalisti, distrugge per sempre i fondali. Solo per il settore legato alla ristorazione laziale il danno calcolato dai divieti si aggira sui 5 milioni di euro l’anno, mentre il destino dei piccoli pescherecci sarà il disarmo. «Abbiamo una piccola economia - dicono i pescatori di Torvaianica - basata sul nostro lavoro autonomo. Se non possiamo uscire in mare saremo costretti a imbarcarci sui pescherecci d’altura, agli ordini di grandi armatori».
yuri9206@libero.it

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