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Il suo nome è Maria Stuarda. E smaschera le violenze

Il primo testo teatrale della scrittrice Verna, un progetto della Shammah che vuole parlare alle donne di oggi

Il suo nome è Maria Stuarda. E smaschera le violenze
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Nicoletta Verna è una scrittrice, nata nel forlivese, che ha raggiunto notorietà letteraria con due romanzi, pubblicati da Einaudi: "Il valore affettivo" e "I giorni di vetro", quest'ultimo ambientato nel 1924, anno dell'assassinio di Matteotti, che ha, per protagonista Redenta, giovane vulnerabile, che cerca di resistere alla violenza del tempo. La tecnica narrativa della Verna consiste nel raccontare storie di violenze del passato per poter parlare delle violenze di oggi che hanno come protagoniste giovani donne.

Nel romanzo, l'autrice alterna la storia del fascismo con la piccola storia, quella del testo teatrale. Il mio nome è Maria Stuarda, nella cornice della Seconda guerra mondiale, racconta la vicenda di Maria, fatta di sopraffazioni, abusi e prepotenze. Il progetto è di Andrèe Ruth Shammah che da qualche anno ha deciso di mettere il suo teatro a disposizione della nuova drammaturgia.

La Maria Stuarda in scena al Franco Parenti da martedì al 15 marzo non ha nulla a che fare con la regina decapitata. Il nome gli è stato dato dal padre che, a causa della sua smodata povertà, in paese, per scherno, veniva chiamato "Il re di Savoia". Quando nacque la figlia, come risposta ai suoi detrattori, disse: "Se io sono un re, mia figlia sarà una regina" e, poiché, venne a sapere, in una osteria che, tra i nomi più importanti di regine del passato, c'era Maria Stuarda, decise di chiamarla così, anziché Elena, come era stato deciso con la moglie. Nicoletta Verna ambienta la storia di Maria negli anni Quaranta, quando la nazione era molto povera, specie nei piccoli borghi dove mancavano i soldi e le famiglie vivevano di stenti, senza poter mandare i figli a scuola. Maria cresceva sempre più bella, per lei l'unica occasione di matrimonio fu quella con Michele, un uomo brutto che, però, possedeva un podere.

Dopo il matrimonio Michele partì per la guerra e sparì in Russia, non si sa se disperso o morto. La commedia è costruita su due piani, quello del dialogo tra Maria e Michele assente, e quello della vita quotidiana di Maria che trova un posto di lavoro in un calzaturificio, dove è notata dal padrone.

La guerra aveva creato una situazione economica disperata, Maria, dopo aver subito le angherie di Armando, il carbonaro, che avevano reso geloso il marito, dovrà subire la violenza con tentato stupro, da parte del padrone. Lei, per difendersi, lo colpisce con una latta di colla che gli esploderà in faccia rischiando di farlo morire. Maria, che è sempre vissuta nel terrore, subirà un processo e verrà condannata. Il suo corpo sarà sottoposto a un altro martirio, grazie ad una giustizia ingiusta con i poveri e con chi non potrà difendersi.

Questa materia è portata in scena da Andrea Piazza che ha lavorato sulla recitazione di Marina Rocco e sul gesto e la parola, utilizzando un dispositivo scenico tra testimonianza ed evocazione ed utilizzando l'accompagnamento al sassofano di Marina Notaro.

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