Suzuki ha scelto il Piemonte E i risultati parlano da soli

La storia di Suzuki in Italia è analoga a quella di molte industrie straniere attive nel settore delle due e delle quattro ruote che in Piemonte hanno sempre trovato una predisposizione naturale per lo sviluppo di attività legate ai motori sicuramente riconducibili alle tradizioni di questa terra. Il debutto del marchio giapponese nel nostro Paese risale al 1970, quando la Saiad di Torino iniziò l’importazione e la distribuzione delle moto Suzuki su un mercato che stava scoprendo le potenti due ruote del Sol levante.
Il primo motociclo a essere importato fu il Titan 500, un bicilindrico due tempi da 500 cc che venne ribattezzato Gt500, una moto alla quale vennero successivamente affiancate due tre cilindri: la Gt750, raffreddata ad acqua (famosa in Italia la versione Vallelunga) e la Gt380 raffreddata ad aria.
Parallelamente venne sviluppata un’intensa attività sportiva e la Saiad arrivò a ricoprire anche il ruolo di Reparto corse per l’Europa (Suzuki Europa Racing Team) sotto la supervisione dei giapponesi. La presenza ufficiale della casa madre, con la fondazione di Suzuki Italia, risale invece al 1976. Nella sede, inizialmente fissata a Torino e successivamente trasferita a Robassomero, pochi chilometri a Nord del capoluogo piemontese, oltre alla commercializzazione delle moto venne affiancata anche l’importazione e distribuzione dei motori marini. Le prime automobili Suzuki arrivarono più tardi, nel 1982, anno in cui Suzuki Motor Corporation affidò la distribuzione delle sue vetture alla Autoexpò di Ora, in provincia di Bolzano, azienda che gestì il business auto del brand giapponese fino al 1995, quando questo venne ricondotto nelle attività di Suzuki Italia che in quell'anno potenziò la sua struttura di Robassomero. Entusiasmanti i primi anni di attività, nonostante il severo contingentamento al quale le automobili di produzione giapponese erano allora sottoposte (la libera importazione cominciò soltanto nel 1993), ma ricchi di novità. I primi modelli a scendere sulle strade italiane furono l’Lj80 e gli Sj 410 e 413 ai quali seguirono il famoso Samurai, detto «Suzukino», la Swift, la Alto, l'economica Maruti e la prima Vitata. Nel 1999 fece il suo ingresso una delle pietre miliari della gamma off-road di Suzuki, il piccolo, agile e, possiamo dirlo oggi, intramontabile Jimny che continua a totalizzare migliaia di immatricolazioni l’anno. Il 2000, la svolta nel nuovo Millennio, venne celebrato da Suzuki con il lancio di Ignis, una vettura di successo grazie alla sua capacità di fondere gli elementi di una city-car con quelli di un piccolo sport utility. Nel 2001 fu la volta di Liana (acronimo di Life is a new age), vettura di impronta molto giapponese, versatile, affidabile e ricca di tecnologia. È in quegli anni che la giovane Divisione automobili cominciò a dare grandi soddisfazioni a Suzuki, con record di vendita frantumati anno dopo anno che portarono la filiale italiana a diventare il secondo importatore Suzuki in Europa. Tradizionalmente riconosciuta, e affermata, nel Vecchio continente come casa di riferimento nel segmento dei fuoristrada, nel 2004 Suzuki decise di dare vita a una nuova strategia, la Renaissance, che ha inaugurato un effervescente periodo di rinnovamento, con la realizzazione e la commercializzazione di vetture di respiro internazionale, pensate e sviluppate per il pubblico europeo. È la «way of life» che dura tuttora, un claim che invita a uno stile di vita frizzante e originale in cui partner ideali sono i modelli della gamma Suzuki. Simbolo di questa svolta è la Swift, la prima Suzuki di respiro internazionale lanciata nel 2005, anno in cui ha debuttato anche il nuovo Grand Vitara. A completare il range di modelli attuale si sono via via aggiunte la Sx4, la Swift Sport, la Splash e, lo scorso anno, la piccola Alto.
Nella sede di Robassomero, Suzuki Italia impiega complessivamente 125 persone nelle tre divisioni commerciali. Presidente è Nobuo Fujita, responsabile anche per il settore auto del quale Massimo Nalli è direttore generale. Il settore moto e fuoribordo è sotto la responsabilità di Haruo Ito, Amministratore Delegato dell’azienda, con Vittorio Savini, direttore commerciale per i motocicli, e Marcello Agostini, direttore generale del settore fuoribordo.
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