Tardelli: "Irlandesi? Sembrano Gattuso"

Il campione del mondo di Spagna '82 parla dell'Irlanda in vista della sfida di sabato con l'Italia: "Io sono il vice del Trap anche se per me resta sempre il Mister. A 70 anni lavora più dei giocatori e ne ha cambiato la mentalità"

Tardelli: "Irlandesi? 
Sembrano Gattuso"

«Mi chiamo Marco Tardelli e da una vita conosco Giovanni Trapattoni detto Trap, il mister. Continuo a chiamarlo così anch’io, nonostante il mio ruolo di suo primo assistente e collaboratore dello staff tecnico della nazionale irlandese. È come se il tempo si fosse fermato: ha settant’anni per l’anagrafe, ma l’entusiasmo di un ventenne. Bastava vederlo ieri mattina durante l’ultimo allenamento. Finita la seduta, ha preso alcuni ragazzi e li ha sottoposti a un supplemento di esercitazioni. Non si stanca mai di insegnare calcio».

TRA LONDRA E DUBLINO «Vivo tra Londra, dove gioca la stragrande maggioranza dei calciatori irlandesi, e Dublino, dove ci trasferiamo solo in occasione delle partite della nazionale. Il calcio inglese ha subito una mutazione genetica, merito dei tecnici europei, molti italiani, qualcuno spagnolo o francese, oltre che dei calciatori provenienti da tutti i continenti. Prima giocavano in modo scolastico: palla lunga in avanti e tutti all’assalto del pallone. Adesso giocano al calcio e in modo anche spettacolare, come dimostrano Manchester United e Chelsea. Non è vero che da queste parti manchino le pressioni tipiche che si registrano da noi in Italia: i tabloid rompono, i tifosi reclamano i risultati, i dirigenti pure».

COME LI HA CAMBIATI «Solo un anno e qualche mese fa, era impensabile raggiungere il risultato che ora è sotto gli occhi di tutti, e cioè l’Irlanda dietro l’Italia e davanti a nazionali ben attrezzate come Bulgaria e Montenegro, in corsa per il secondo posto del girone che vuol dire giocarsi allo spareggio la partecipazione al mondiale. È stato il Trap a martellare tutti per ottenere un cambio di mentalità: calciatori, tra tutti Dalue, giornalisti e tifosi erano scettici. Lui li ha trascinati con i primi risultati e contagiati col suo entusiasmo e Dalue, proprio lui, da difensore centrale, ha cominciato a fare gol, su calcio d’angolo o punizione, è già arrivato a quota 3. E d’altra parte non si spiegherebbe diversamente la decisione di prolungare il contratto del Trap prima della naturale scadenza (maggio del 2010, ndr) e per altri due anni. Hanno apprezzato il suo lavoro, non c’è dubbio».

SONO COME GATTUSO «Sono in molti a chiedermelo incuriositi: come sono i calciatori irlandesi? Per far capire loro al volo il temperamento e la caratteristica essenziale, io ricorro a un paragone. Sono come Gattuso: i primi quando c’è da correre e da sudare, gli ultimi ad arrendersi quando c’è un risultato negativo da rovesciare, hanno voglia di apprendere, specie sul piano tattico».

UN CASSANO? MAGARI «Magari avessimo un Cassano da convocare! Il nostro Cassano è Andy Reid, classe ’82, gioca nel Sunderland, centrocampista: fu convocato dal mister, poi ha avuto un infortunio dal quale si è ripreso a fatica. A ogni convocazione i giornalisti irlandesi chiedono perché viene lasciato fuori. Il Trap è stato lapidario l’ultima volta: “Non mi serve” ha risposto per chiudere il caso. Solo noi possiamo capire Lippi e il suo tormentone con Cassano. A un certo punto della stagione bisogna fare delle scelte e decidere, lasciando a casa qualcuno. Anche in questa occasione abbiamo i nostri problemi: si è infortunato Duff oltre a Gibson del Manchester United».

I 70MILA DEL CROKE PARK «Da sempre i settantamila del Croke Park sono la nostra forza e la nostra arma migliore. Saranno loro a spingere la squadra nella sfida con l’Italia che potrebbe diventare la svolta del girone. Non abbiamo grandi rimpianti. O meglio uno solo: nello scontro casalingo con la Bulgaria abbiamo pareggiato alla fine su autorete e questo ci ha tagliato le gambe. Altrimenti saremmo stati in corsa anche per il primo posto del girone».

METODO INGIUSTO «La Fifa ha di

recente stabilito un singolare criterio per dividere in due urne le squadre che dovranno procedere al ballottaggio per arrivare in Sud Africa e mettere da una parte le più titolate e dall’altra le più deboli: non è giusto».

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