La tavoletta più attesa dai tempi di Mosè. O no?

EDITORIA La novità vera è il software per giornali e libri elettronici, l’iBook Una sfida ad Amazon

Il nome è il più scontato, ma ha il vantaggio, per assonanza con l’iPod, di essere praticamente già rodato: iPad è il nuovo incantesimo che Apple ha gettato sui tecnomaniaci di tutto il mondo dal solito palco di San Francisco. Accompagnato dalla musica di Bob Dylan, dalle immagini di Star Trek («spazio, ultima frontiera») dalla compagnia di Robert Iger, numero uno della Disney, e dal solito girocollo scuro e jeans, Steve Jobs ha presentato il nuovo nato della casa di Cupertino.
Si pronuncia «aipad», è poco più grosso di un quaderno di scuola, ma è anche molto leggero se confrontato con un portatile: appena 680 grammi. La sorpresa più grande, alla presentazione della «tavoletta più attesa dai tempi di Mosè» (copyright del Washington Post) è che non c’è nessuna sorpresa. Le anticipazioni e le illazioni erano più o meno tutte vere: l’iPad, ha spiegato ieri sera il guru Steve Jobs utilizzando un numero record di superlativi («magic», «fantastic», «incredible»), è «a metà tra lo smartphone e il laptop» ma «più intimo del computer portatile». Suona ridicolo? Il guru del marketing del resto è lui.
La parola però non è casuale: «l’intimità» a cui si riferisce Jobs è, o vorrebbe essere la stessa, che prova chi sta leggendo queste righe. La vera differenza col portatile è nel fatto che l’iPad si tiene tra le mani, per compiere tutte le nostre operazioni quotidiane, aspirando a un inedito monopolio tecnologico: guardare un film in aereo, leggere un «libro elettronico» o un giornale scaricato da internet scorrendo le pagine, consultare le email, ascoltare musica come sull’iPod, telefonare come sull’iPhone e guardare film come sulla tv, scrivere un testo grazie a una tastiera virtuale e navigare su internet come su un computer, orientarsi per strada (quasi) come si fa con il navigatore.
L’aspetto più innovativo in realtà il software per la lettura. Si chiamerà iBook, in sostanza l’equivalente di iTunes, quello della musica, per comprare e leggere i libri elettronici, sfogliandoli, zoommando sui contenuti con due dita, salvandoli in memoria. Un passo strategico, che apre ad Apple il mercato dell’editoria, aprendo da subito la battaglia con la più grande libreria virtuale del mondo Amazon, la prima a lanciare un lettore di eBook, il Kindle. Jobs lo cita esplicitamente: «Hanno fatto un lavoro pionieristico, noi partiamo da qui». Per superarli, è il sottinteso del genio dell’elettronica e degli affari. Un altro software è dedicato alla lettura dei giornali, ed è stato sviluppato insieme al New York Times. Consente non solo di scaricare da Internet e leggere gli articoli, ma anche di cambiare il numero di colonne in cui è diviso il testo e salvare i singoli articoli.
L’altro punto di forza, è la disponibilità di tutte le applicazioni che girano sull’iPhone: sono 140.000 e sono state scaricate 3 miliardi di volte, sottolinea il capo della Mela morsicata. Il lancio è previsto a marzo negli Stati Uniti (e poi a giugno, pare, in Europa) in tre modelli (16, 32 e 64 giga di memoria) che costano 499, 599 e 699 dollari. A ciascuno vanno aggiunti 130 dollari se li si vuole dotati non solo di connessione al web WiFi ma anche 3G (cioè la rete veloce dei telefonini). Tutti gli apparecchi sono dotati di bluetooth.
Sarà una rivoluzione per le nostre abitudini quotidiane? Paradossalmente, non essendo affatto rivoluzionaria la tecnologia su cui si basa l’iPad (il sistema operativo è sostanzialmente quello dell’iPhone) il successo dipenderà da altri fattori: prezzo, disponibilità di applicazioni e contenuti appetibili e l’incognita più grossa: avremo davvero voglia di tenere in mano un oggetto così grande?
Apple farà di tutto per convincerci di sì. E del resto la sua più grande forza è la capacità di trasformare ogni prodotto in un oggetto del desiderio. David Carr, il «critico tecnologico» del New York Times, insinua qualche dubbio: «Niente invecchia rapidamente come il futuro, quando lo tieni tra le mani».
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