Durante i giorni del Covid, per tirarsi su il morale, Valeria Arzenton ascoltava le allegre canzoni di Raffaella Carrà. «Fu così che pensai ad un musical su Raffa, che aiutasse la gente a ritrovare la gioia di vivere - racconta la promoter di eventi musicali - . Presi subito contatto col team della Carrà. Mi risposero che era in vacanza, che ne avremmo riparlato tre mesi dopo. Ma passate poche settimane, la terribile notizia: Raffaella era morta». Era fatale, però, che l’idea di Raffaella – il musical sopravvivesse. Così, dopo il debutto spagnolo che tre anni fa sollevò molto clamore (150mila spettatori), e anche un inatteso risvolto gossip, la Arzenton ha annunciato che il primo musical mai dedicato alla vita e alle canzoni di «Nostra Signora della Tv» approderà in Italia. Il 12 e 16 giugno le audizioni per trovare la protagonista e tutto il cast italiano; il 10 febbraio 2027 il debutto al Brancaccio di Roma; il 1 aprile l’arrivo al Nazionale di Milano. «Siamo partiti da Madrid perché così volle Sergio Japino - spiega la Arzenton - “Lì Raffaella è amatissima” mi disse».
Ne nacque invece una disputa legale, intentata da Gianluca Bulzoni, già segretario e manager della Carrà che, dopo l’adozione segreta, è diventato suo erede universale e detentore dei diritti d’immagine, lamentava di non aver dato la propria approvazione a Bailo Bailo (così s’intitolava allora il musical). Finché con una seconda edizione diretta da Luciano Cannito, già autore del copione, e col nuovo titolo di Raffaela – el musical , «tutti i problemi sono stati superati spiega la Arzenton - . Lo dimostra il fatto che ora siamo in Italia». Una trentina di canzoni, sedici ballerini, quattro musicisti dal vivo e una scenografia ipercolorata e scintillante per ripercorrere, attraverso i ricordi che il personaggio di Raffaella intreccia dialogando con sua madre Iris, tutta la prima parte della sua carriera.
Compresi gli incontri con Frank Sinatra e Gianni Boncompagni.«La protagonista ideale non dovrà essere già famosa. Per interpretare la più famosa delle showgirl italiane, infatti, non si può possedere già una propria fama».