Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 04:39
In evidenzaAggiornato alle ore 04:39
Sport

Il tecnico del Siena-rivelazione: «Arriveranno i tempi duri»

La classifica è fasulla, ma ho la cultura del lavoro

Signor Giuseppe Sannino, il suo Siena è settimo in classifica. L’avrebbe mai pensato?

«Intanto non guardo la classifica, soprattutto di quelli che stanno in alto. Questa classifica non è veritiera, grosse squadre mancano all’appello e a me interessa rubare punti e mettere fieno in cascina per i tempi duri che arriveranno anche per il Siena».

Lei è l’uomo dei miracoli, oggi Siena, ieri Varese. Ha per caso la bacchetta magica?

«Sono lo stesso di ieri, do il meglio e cerco di ottenere dai ragazzi il meglio perché, alla fine, contano solo i risultati. Ho la consapevolezza di aver fatto a Varese un lavoro straordinario, forse irripetibile. Con Varese ho staccato il cordone ombelicale, ma mi resta nel cuore. Siena è un’altra realtà, tradizioni diverse e poi, visto che sono fatalista, tutto è già scritto».

A Varese erano tutti minatori che ritrovavano il sole nel giorno della partita, chi sono questi nella nobile Siena?

«Sempre minatori, ma particolari e grandi professionisti. A Varese venivamo dal basso, qui capiscono da soli dove siamo e cosa vogliamo. Più in alto vai, più professionisti trovi».

Dopo il primo gol Destro le è piombato addosso…

«E mi ha fatto male, mi è mancato il respiro, ma sono felice perché sono riuscito a entrare nella sua testa prima della partita. Non è un campione, ma un giocatore che può stare in A, perché le enormi qualità non bastano, ne ha altre da migliorare e ci sta riuscendo».

Che eredità le ha lasciato Antonio Conte?

«Un gruppo di giocatori con la cultura del lavoro che è anche la mia filosofia, poi in campo serve tanto la personalità dell’allenatore. Con Conte in serie B il Siena doveva vincere, adesso in A noi partiamo 40 metri dietro a tutti. Nostro obiettivo è la salvezza e già so che è difficile, perché il nostro scudetto è arrivare quartultimi».

Con tanti cambi di allenatori e visto come vanno le cose al Siena, lei è già sicuro di mangiare il panettone a Natale.

«Sono un esordiente in A, un po’ datato con i miei 54 anni, ma la mia laurea sarà quella di arrivare a fine campionato col Siena per poter dire ai miei nipotini: ho allenato in serie A».

Il duro Sannino, famoso per i suoi “vaffa” va dunque sempre di moda?

«Io sono duro solo sul campo e ai ragazzi dico di essere sempre se stessi. Li guardo negli occhi, tra noi è come in un matrimonio e voglio gente che sorride quando si allena e fatica. Quanto ai vaffa, servono a spronare e stimolare e se è il caso anche gli epiteti possono aiutare. Questo è un Siena di uomini consapevoli che per raggiungere l’obiettivo bisogna soffrire e affrontare ogni partita come fosse quella della vita. Questa è la cultura del lavoro».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.