iOs14 e chip "fatti in casa": Apple rivoluziona tutto (per tornare alle origini...)

Apple si adegua al mondo post COVID-19 e trasforma in virtuale l’edizione 2020 della sua Worldwide Developers Conference: occhi puntati sul nuovo iOs14 e sulla convergenza

Apple e il suo primo keynote virtuale: la pandemia ha cambiato anche i piani di Cupertino e non è solo l’evento annuale a doversi piegare alle necessità del mondo. In maniera più incisiva rispetto al passato, le novità introdotte ora più che mai sono legate alle necessità del momento: l’App Messaggi e la privacy sopra tutte.

Cupertino abbandona le lande californiane che da anni accoglievano l’evento più atteso dai fedeli della mela morsicata per aprire in una moderna visualizzazione alla Google Earth, le porte del proprio cuore pulsante. Quel quasi mistico Apple Park aperto nel 2017 per convogliare idee e persone, fortemente voluto da Steve Jobs e ora pienamente operativo.
Tante le novità, una in particolare importantissima che cambia il corso della storia come non accadeva da più di dieci anni in casa Apple: convergenza è la parola d’ordine e i nuovi processori la chiave per attuarla.

iOs 14 e non iPhoneOS

Contrariamente a quello che tutta la Rete si aspettava, non è stato annunciato il rebranding del sistema operativo per cellulari della Mela moriscata: l’iOs continua la sua esistenza e giunge alla quattordicesima release. Novità più importante quella che punta sulla organizzazione delle App: con l’aumento esponenziale del software, trovare e utilizzare correttamente il programma adeguato spesso diventa una necessità primaria. Ecco quindi l’introduzione delle nuove App Library personalizzabili per forma, dimensione, contenuto e colore.

A queste è collegata la novità dei widget, che finalmente potranno esser piazzati dove si vuole anche su smartphone Apple: come già accade su Android (e anche Windows Phone, a essere sinceri), qui potranno essere dinamicamente configurati per adattarsi al momento della giornata. Che siano il traffico mattutino nel tragitto casa-lavoro, i consigli sui programmi televisivi serali: tutto ora ruota attorno questi widget.

A seguire, la solita carrellata di implementazioni varie: dalla funzione Picture in Picture, ai miglioramenti di Siri, alle mappe, fino a Messaggi e Privacy: questi più che mai diventati di prim’ordine a seguito del Lockdown.

iPadOS 14, ora è ufficiale

Specularmente rispetto alla versione smartphone, arrivano le implementazioni sul sistema operativo dedicato alla linea tablet di Cupertino. A gran parte delle funzioni prima descritte, si aggiungono quelle specifiche per lo strumento di lavoro/svago: gli aggiornamenti per la Pencil, per esempio. Grazie alla funzione Scribble permettono di utilizzare la penna in qualunque casella di testo del sistema operativo, rendendo l’iPad sempre più vicino a un classico quaderno per appunti. La fortemente richiesta opzione per la scelta libera delle app predefinite di e-mail e browser e la nuova schermata delle chiamate, ora non più a pieno schermo ma ridimensionata in discrezione e ingombro: il tutto sarà disponibile per gli utenti a partire dall’autunno, con la medesima compatibilità di prodotti dell’attuale iPadOs 13.

Apple Mac e macOS Big Sur

Partiamo dal software: l’ultima release per computer Apple si chiama Big Sur, come l’omonima regione della costa californiana. Colpo d’occhio immediato per questa versione che vede nel rinnovamento grafico la prima e più consistente rivoluzione. Con uno gioco di parole, questa porta con sé un’evoluzione in chiave mobile del sistema operativo, andando in quello che è il vero punto focale di questo keynote: la convergenza.

In questa parola c’è riassunta tutta l’idea (nascosta) di Apple: far convergere i tre ecosistemi su molteplici punti fondamentali. Così se l’interfaccia grafica del macOS strizza l’occhio alle versioni mobile con il preponderante inserimento di widget, dell’app Messaggi e di quella Mappe, la cosa diventa eclatante con l’introduzione della nuova linea di processori basati su ARM nei personal computer.

Processori nuovi per una vecchia idea: convergere

Indubbiamente agli utenti di vecchia data non apparirà una grossa innovazione: i Mac dotati di processori PowerPC sviluppati internamente da Apple hanno fatto la storia fino a un decennio fa. Il passaggio ai componenti Intel si era resa necessaria per stare al passo dei sistemi concorrenti ottimizzando le risorse interne. Ora i microprocessori ARM, gli stessi di cui sono dotati iPhone e iPad Pro, hanno raggiunto livelli di prestazioni invidiabili anche da molti personal computer che usiamo quotidianamente.

Quali sono i vantaggi del chip "fai da te"?

Tanti i vantaggi. Primo, quella convergenza a cui accennavamo alcune righe sopra. Utilizzando gli stessi processori, si permetterà all’utente di migliorare il feeling e la semplicità di utilizzo: questo perché il passaggio da una piattaforma all’altra sarà praticamente indolore. Per fare un esempio pratico, le app di iPhone e iPad potranno essere utilizzate anche sui nuovi Mac dotati di questi processori ARM. Usare un computer Apple sarà facile come usare un iPhone, imparato uno sarà possibile utilizzare immediatamente anche l’altro.

E poi ci si potrà sganciare progressivamente da Intel per la fornitura unica dei componenti. Sfumano così le voci che volevano Cupertino bussare alla porta di Amd, come invece fatto per esempio da Microsoft e Sony per le rispettive console. Una presa di posizione netta, con un termine definito: entro due anni gran parte della gamma computer Apple utilizzerà componenti interni.

Infine, uno strumento decisivo dal nome affascinante: il software Rosetta 2. Come l’originale stele e come accaduto al contrario dieci anni fa, questo software ponte permetterà a tutti i vecchi programmi di essere utilizzati in maniera immediata e performante sui moderni computer Apple. Per cominciare a convincere gli utenti più increduli, la dimostrazione odierna è stata creata e girava su questa nuova tecnologia: la stessa utilizzata ora nell’iPad Pro, per esempio.

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