Un palcoscenico importante, quello della Tosse, per le finali di Tegras che con oggi chiude la sua sesta edizione. Sono 20 le scuole che sono state selezionate dagli organizzatori della rassegna che ci tengono a sottolineare che Tegras non è un concorso e che quindi non si può e non si deve assolutamente parlare di vincitori e vinti: «Abbiamo voluto premiare gli spettacoli che maggiormente hanno risposto ad un percorso didattico, i più meritevoli in questo senso - dice Marco Pasquinucci - e incoraggiare anche quelle scuole che hanno partecipato per la prima volta». Uno è il caso dell'Istituto Comprensivo di Molassana che con la sua 5ª elementare ha proposto una simpaticissima versione teatrale de La Giara di Pirandello. I bambini erano eccitatissimi di essere su un palcoscenico grande come quello della Sala Trionfo della Tosse e dopo la bella esibizione hanno detto con candore: «È più difficile lavorare nel grande, ti viene paura, chai la fifa». Questo non toglie che sono stati bravissimi, capaci anche di parlare in dialetto siciliano, grazie anche al loro maestro che siciliano lo è davvero e che dello studio della lingua italiana e dei suoi dialetti fa materia di analisi. In finale c'è arrivata anche la 3a D della Scuola Fabrizi che ieri mattina ha ripresentato «È tornato Giuseppe Garibaldi...». I bambini erano più disinvolti della volta precedente e la loro prestazione ha coinvolto così tanto che al momento finale dell'Inno di Mameli, nella versione completa, tutti i presenti del pubblico si sono alzati in piedi commossi e partecipi dell'importante messaggio che ha voluto lanciare lo spettacolo messo in scena dalla Maestra Adriana Benvenuto. A chiudere la mattinata dedicata alle scuole primarie è stata la Scuola Thouar di Prà, già presente in apertura con «Forme». La 4ªC della Thouar con «All'ombra della luce», ha presentato uno spettacolo diverso dagli altri capace di riunire teatro, movimento, suono e luce in maniera originale, facendo anche uso di varie soluzioni tecniche che hanno impreziosito la messa in scena, che non aveva nulla da invidiare ad una messa in scena professionale. Alla domanda di Pasquinucci rivolta agli alunni alla fine della rappresentazione: «Ma a chi è venuta l'idea di fare una cosa del genere?» i bimbi hanno risposto: «A tutti, ma il succo dell'idea è del nostro maestro». Già perché il loro maestro ha tradotto la geometria in un'idea teatrale affascinante. Ed ecco che lo studio dell'ombra e della luce sono diventati gioco, divertimento. L' ombra, «peso» opposto alla leggerezza ed incorporeità della luce, è diventata personaggio, un alter ego con cui i bambini si sono confrontati e sono riusciti a raccontare il proprio vissuto senza paura né timidezza.
Ancora una volta dunque grazie a Tegras, che aiuta crescere ed insegna la vita, la letteratura e la scienza in modo leggero e che, malgrado la pioggia battente (che ieri purtroppo a lasciato a casa due classi intere), riesce sempre e comunque a riempire le platee, cosa che purtroppo non accade più spesso quando a recitare sono i professionisti.«Tegras» si chiude con il pubblico che intona Mameli
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