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"Tel Aviv, noi del Pd alla gogna per aver salvato il gemellaggio"

Insulti sui social, appelli a non ricandidarle. "Sotto processo" anche da colleghi e Giovani Dem

"Tel Aviv, noi del Pd alla gogna per aver salvato il gemellaggio"
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Centinaia di insulti e attacchi sui social, appelli al partito perchè non le ricandidi al prossimo giro. Le tre consigliere Pd che lunedì hanno votato contro lo stop al gemellaggio con Tel Aviv - Angelica Vasile, Roberta Osculati, Alice Arienta - e Diana De Marchi, che era assente per impegni istituzionali ma virtualmente ha confermato la linea, sono state bersagliate pesantemente sui social. E, senza citarle per nome, anche colleghi d'aula e di partito hanno contestato chi dai banchi della maggioranza ha contribuito a salvare l'amicizia con Tel Aviv. I Giovani Dem di Milano hanno scritto che "si è consumata una pagina vergognosa. E chi ha votato contro la linea ufficiale del partito si sarebbe dovuto almeno presentare nell'organismo in cui quella posizione era stata definita e esprimere alla luce del sole la propria posizione, prendendosene la responsabilità". Per il consigliere Pd Michele Albiani "la scorrettezza degli altri insegna una cosa: la memoria". Anche l'eurodeputata Cecilia Strada ironizza: "Ma quando i colleghi parlano di "dialogo con chi vuole la pace a Tel Aviv", chi hanno in mente? Con chi dialogano loro?". Osculati ieri ha pubblicato un lungo post sui social, dedicato a "tutte le persone che hanno avuto il tempo di ascoltare (spero) il mio intervento in aula e magari leggere le righe che lo accompagnavano e completavano la spiegazione del mio voto e che poi hanno commentato con parole ostili, offensive, cattive, squalificanti. Lo dedico a chi l'ha fatto per annienetarmi in quanto esponente del Pd. È triste vedere come chi la pensa diversamente in un partito plurale e democratico sia messo alla gogna e scomunicato moralmente. La democrazia vera è capacità di ascoltare idee che non condividiamo senza trasformare ogni divergenza in una scomunica morale. Con accuse e demonizzazioni come quelle che girano, cresce solo il rancore".

Sotto attacco anche Arienta, "si è passato il segno" commenta. Non fa la vittima, "se fai politica metti in conto le critiche", ma "c'è gente che se incontri per strada non si permetterebbe di dire cose che compulsa sui social, ho ricevuto insulti gravi persino da una mamma che conosco. Capisco la delusione, ma gettare odio no". E "andrebbero evitate le liste di proscrizione", come la vergogna espressa dai Giovani Dem. Una settimana prima l'aula ha votato l'odg che chiede a Sala di organizzare un Summit per la pace a Milano, invitando sindaci dal mondo, compreso quello di Tel Aviv. Una cosa escluderebbe l'altra, l'ha fatto presente anche Sala. "Credo sia una soluzione e ho votato secondo coerenza" afferma Arienta, "la pago con il risentimento, anche di alcuni colleghi".

Il "malessere più grande" per Vasile "è che non è passato il messaggio che volevamo portare avanti con il Summit, un passo oltre l'odg sul gemellaggio, può entrare nella storia". Amareggiata anche De Marchi, che oggi interverrà in aula: "Se questi sono i modi di chi vuole la pace..Mi scrivono spero che tu sparisca.

Non c'è la disponibilità di ascoltare, senza insultare, le ragioni di chi condanna fermamente Netanyahu ma cerca di costruire ponti per la pace. E spesso mi vedo attaccata per un pregiudizio insito nella mia religione. Da ebrea, devo sempre giustificare in premessa la condanna a Netanyahu".

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