Tensione Roma-Teheran L’Iran attacca Berlusconi: "E' un servo di Israele"

Il regime islamico convoca il nostro ambasciatore e chiede l’immediata liberazione dei due iraniani in carcere per traffico d’armi &quot;Manovra politica contro di noi&quot;. Frattini indignato: &quot;L’Italia è uno Stato di diritto e la magistratura è indipendente&quot;. &quot;Quel cronista è una spia&quot;, <strong><a href="/esteri/ma_quel_cronista_e_spia_ecco_tutte_carte_dellinchiesta/06-03-2010/articolo-id=427224-page=0-comments=1">le carte dell'inchiesta</a></strong><br />

Sale la tensione tra Italia e Iran dopo l’arresto, avvenuto mercoledì scorso per ordine della Procura di Milano, di due cittadini iraniani (oltre che di cinque italiani) accusati di traffico illecito di armi in violazione dell’embargo verso la Repubblica islamica. L’ambasciatore italiano a Teheran, Alberto Bradanini, è stato convocato al ministero degli Esteri iraniano con la richiesta di «spiegare» le ragioni degli arresti. Ma in realtà il governo di Teheran la sua spiegazione se l’è già data: si tratterebbe di una manovra propagandistica pianificata a tavolino per screditare la Repubblica islamica, naturalmente «voluta e ordinata da Israele».

Il regime di Teheran tenta di accreditare la versione di una sentenza politica, voluta da Silvio Berlusconi all’interno di una strategia coordinata con i nemici dell’Iran teocratico. Niente traffico d’armi, dunque, niente spionaggio, ma una persecuzione contro uno stimato giornalista, il corrispondente da Roma della Tv pubblica iraniana Hamid Masoumi Nejad, che metteva in difficoltà il capo del governo italiano con i suoi servizi. «È un nuovo gioco che mira a creare confusione e ambiguità - ha insinuato il portavoce del ministero iraniano degli Esteri -, l’inizio di un’altra sortita propagandistica contro l’Iran». E la redazione italiana di Irib (l’agenzia di stampa della Tv iraniana dove Masoumi Nejad lavorava) calca ulteriormente la mano: gli arresti dei due iraniani si spiegherebbero col fatto che Berlusconi «aveva promesso alle autorità del regime sionista di intraprendere azioni dure contro l’Iran».

Affermazioni gravi, alle quali il ministro degli Esteri Franco Frattini ha prontamente reagito, rinfacciando a Teheran «una reazione scomposta». Il governo italiano respinge «con fermezza qualunque insinuazione iraniana sull’uso strumentale degli arresti». Rinviando al mittente l’accusa di «prendere ordini da Israele» Frattini ha osservato che «noi eseguiamo gli ordini della legge», mentre «i magistrati hanno eseguito le loro prove e i loro arresti». L’Italia, ha ricordato il capo della nostra diplomazia, «si fonda sui principi e sulle regole dello Stato di diritto, in base ai quali la magistratura è indipendente dal potere esecutivo». Frattini ha inoltre garantito il pieno rispetto dei diritti degli imputati, sia in ambito processuale sia per quel che riguarda le condizioni di detenzione.

Anche il presidente del Copasir Massimo D’Alema è intervenuto sulla questione. «Se ci sono state delle violazioni all’embargo e se c’è un contrabbando di armi, questo deve essere perseguito. Non credo che un Paese sovrano possa farsi condizionare dal fatto che a qualcuno questo non piace. Io ritengo che la magistratura debba sempre fare il suo dovere, qualsiasi sia il governo che reagisce».
Le indagini intanto continuano anche in Svizzera, dove sono state perquisite le società specializzate in tecnologia di eliche per elicotteri dell’uomo d’affari italo-svizzero arrestato mercoledì.
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