Al Congresso si discute da anni del loro ritiro, ma gli A-10 Thunderbolt, gli aerei da attacco al suolo che sanno incassare i colpi del nemico meglio di qualsiasi altro aereo nella storia, continuano a volare e colpire in Medio Oriente, e specialmente in Siria, dove l'obiettivo delle operazioni meno pubblicizzate dagli Stati Uniti rimane sempre lo stesso: ciò che resta dell'Isis per fare in modo che le poche braci vengano ridotte in cenere.
Venerdì scorso, 16 gennaio, il Centcom, Comando Centrale degli Stati Uniti che attende l'ordine della Casa Bianca per un possibile, e forse probabile, nuovo attacco al cuore dell'Iran, ha annunciato l’uccisione di Bilal Hasan al-Jasim, comandante affiliato ad al-Qaeda che secondo l'intelligence statunitense era collegato all’imboscata che è stata tesa alle forze statunitensi nei pressi di Palmira lo scorso 13 dicembre. L'agguato, condotto durante un incontro diplomatico tra funzionari americani e siriani, aveva causato la morte di due soldati americani e di un civile, un interprete, scatenando l'ira di Trump che ordinò al Pentagono una immediata rappresaglia contro quelli che definì "terroristi assassini" che "minacciano gli Stati Uniti".
"La morte di un agente terrorista collegato alla morte di tre americani dimostra la nostra determinazione nel perseguire i terroristi che attaccano le nostre forze", ha dichiarato il capo del Centcom, l'ammiraglio B. Cooper, che lo ha definito "un leader terrorista esperto che ha pianificato attacchi".
La vendetta degli USA
L’attacco che ha eliminato al-Jasim era solo l'ultimo di una campagna di raid mirati che hanno colpito la Siria dal 10 gennaio, data in cui le forze aeree americane e giordane hanno iniziato a colpire oltre "100 obiettivi infrastrutturali e di armamento” associati a ciò che resta dell'Isis, lo Stato Islamico dell'Iraq e della Siria, nell’ambito dell’Operazione Hawkeye Strike, l'azione di rappresaglia che ha visto impiegati non solo i cacciabombardieri F-15 Strike Eagle, ma anche i veterani del Medio Oriente che il Congresso non riesce ancora a mandare in congedo, gli aerei da attacco A-10 Thunderbolt, anche noti come "Warthog", i facoceri.
Questi velivoli da attacco al suolo, progettati negli anni ’70 per eliminare i carri armati sovietici nel caso che la Guerra Fredda si fosse riscaldata, con un ampio impiego nel supporto ravvicinato alle truppe in Iraq e Afghanistan, sono infatti capaci di sopravvivere ai colpi nemici grazie alla loro robusta struttura, affidandosi al potente cannone Gatling e al loro capace carico di bombe intelligenti, da non trovare un sostituto adeguato, rimanendo protagonisti nelle operazioni in Medio Oriente, dove l’obiettivo primario resta la completa eliminazione delle cellule dell’Isis di al-Qaeda e dei gruppi affiliati come Hurras al-Din, di cui al-Jasim era ex comandante. In breve, i superstiti del conflitto iniziato nell'ormai lontano agosto 2014 con il lancio dell'ampia operazione anti-Isis denominata Inherent Resolve.
Gli A-10 e gli scenari asimmetrici
La graduale radiazione della flotta di A-10 è al centro di un annoso dibattito che coinvolge membri del Congresso e vertici militari, in cui i suoi detrattori continuano a sollevare la sua "limitata utilità" in conflitti ad alta intensità del futuro, e la volontà di reindirizzare risorse verso piattaforme più moderne come gli F-35 o i sistemi senza pilota. Nel budget militare per l’anno fiscale 2026 è compresa la dismissione degli ultimi 162 "facoceri" rimasti in servizio nell'Usaf, un piano che accelererebbe la loro uscita di scena entro il 2026, prima dei piani originari che prevedevano un ritiro entro la fine del decennio. Nonostante ciò, gli A-10 e i loro piloti dimostrano di essere ancora un elemento essenziale del supporto aereo ravvicinato, capaci di proteggere le truppe e di operare con efficacia in scenari asimmetrici come quelli siriani, intervenendo con i loro voli a bassa quota per eliminare con successo i loro target.
In Siria continua la guerra all'ISIS
Come sappiamo, l'amministrazione Trump e il nuovo presidente siriano Ahmed al-Sharaa, il quale ha guidato le forze ribelli che hanno rovesciato il dittatore Bashar al-Assad nel dicembre 2024, hanno dimostrato una "crescente cooperazione". Sharaa è stato in visita alla Casa Bianca il mese scorso, e la Siria si è ufficialmente unita alla coalizione che si è unita per sconfiggere l'Isis.
Attualmente gli Stati Uniti hanno circa 1.000 soldati schierati in Siria per combattere ciò che resta dell'Isis.
Le truppe statunitensi operano nella Siria orientale, dove hanno addestrato e assistito principalmente le forze curde che oggi lamentano un sconfortante abbandono da parte dell'America, che invece ha veicolato un potente messaggio dopo l'agguato di dicembre: "Il nostro messaggio rimane forte: se fate del male ai nostri combattenti, vi troveremo e vi uccideremo ovunque nel mondo, non importa quanto vi sforziate di sfuggire alla giustizia".