Tettamanzi davanti alla Sindone: «Mi sento solo»

nostro inviato a Torino

«Anche il vescovo può sentirsi solo, in alcuni momenti “solissimo”… Davanti alla Sindone prego per tutte le persone che quotidianamente fanno i conti con la solitudine, prego che ci siano altre persone che riempiano quella solitudine con la loro solidarietà». L’arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi sta per sfilare davanti alla Sindone esposta nel Duomo di Torino. È alla testa di 2600 pellegrini provenienti dalla diocesi ambrosiana, partiti di prima mattina con 55 pullman da vari punti della città e della provincia. Alla domanda che cosa pregherà di fronte al sacro telo che secondo un’antica tradizione ha avvolto il corpo di Gesù nel sepolcro, risponde parlando della solitudine, «la piaga più grave per le persone nella nostra società», un male che può essere sconfitto solo dalla solidarietà, dalla condivisione.
«Passio Christi Passio hominis» è il motto di questa ostensione del 2010, e la passione di Cristo come significato e speranza per le tante sofferenze dell’uomo è anche la chiave di lettura che Tettamanzi offre alle schiere ordinate di pellegrini milanesi, nell’omelia della messa celebrata ieri mattina nella basilica torinese di Maria Ausiliatrice, chiedendo a tutti di «scoprire il significato di salvezza che, grazie alla morte di Cristo, può illuminare ogni soffrire umano. E l’aiuto primo – dice il cardinale – è dato dalla solidarietà, dalla condivisione, dall’impegno da togliere ai piccoli, ai disagiati, agli anziani, ai malati, ai sofferenti, agli emarginati, ai disperati il peso insopportabile dell’abbandono e della solitudine». La passione dolorosa, spiega l’arcivescovo, «può essere vinta, ossia vissuta nel suo significato di salvezza, solo dall’amore eccessivo di Cristo», come lo definiva San Francesco.
Incontrando i giornalisti, il cardinale aggiunge: «Spero che le persone si responsabilizzino e nasca un tessuto di solidarietà che parte dal basso e diventa uno stile di vita. Spero che si riesca ad estirpare l’erba malefica dell’individualismo, altrimenti superata l’attuale crisi economica, ne verrà un’altra se non avremo cambiato il nostro modo di vivere». Tettamanzi parla da vescovo che si sente padre di tutti. E di fronte chi gli domanda su come si senta dopo la vittoria alle recenti elezioni di «forze politiche le quali predicano che ognuno si faccia gli affari propri», risponde senza farsi trascinare in polemiche di schieramento. Spiega di voler parlare a ogni partito e movimento, nessuno escluso, invitando tutti ad avere a cuore il bene della città. «Questa istanza non è rivolta ad alcuni in particolare, ma a tutti», dice, assicurando di voler sempre distinguere le sigle dalle persone, anche perché «troviamo il bene e il male presenti dappertutto».
Il cardinale racconta che questa per lui è la terza visita alla Sindone dopo quelle del 1998 e del 2000, e alla domanda se ritenga autentico il sacro telo risponde dicendosi completamente estraneo al dibattito scientifico: «Penso all’autenticità dei racconti evengelici che ci parlano della passione, morte e resurrezione di Gesù. Nella Sindone sorprende la totale corrispondenza tra i segni che lì contempliamo e il contenuto dei Vangeli». L’arcivescovo ha infine risposto anche a una domanda sugli scandali per gli abusi sui minori perpetrati da preti, ricordando le parole di Sant’Ambrogio, che definiva la Chiesa «ex maculatis, immaculata», cioè immacolata pur essendo composta da peccatori. I suoi membri non sono immuni da tentazione e peccato, e la Chiesa «deve sempre rinnovarsi e riformarsi».
Tettamanzi ha pranzato in arcivescovado con il «collega» Severino Poletto, arcivescovo di Torino, ormai prossimo a lasciare l’incarico. Nel pomeriggio, il cardinale Poletto ha incontrato i pellegrini milanesi riflettendo con loro sul significato della sofferenza che si legge nella Sindone. Poi, dopo la celebrazione dei vespri nella basilica di Maria Ausiliatrice i 55 pullman hanno fatto ritorno nel Milanese.

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