Un tetto anche ai meno abbienti E il piano casa rilancia l’edilizia

In Italia si è accumulata una richiesta impressionante di nuove abitazioni a costi abbordabili. Per porre rimedio a questa situazione, il governo ha messo in campo una strategia fondata su tre linee d’azione: il «Piano Casa», per la costruzione di 100.000 nuovi alloggi popolari in cinque anni; la «lex Silvia», per facilitare l’ampliamento di abitazioni già esistenti; la vendita delle case popolari agli inquilini che già le abitano. Oltre ai vantaggi per la qualità della vita delle famiglie, queste iniziative hanno anche una importante funzione anticrisi, perché fanno ripartire un settore decisivo come l’edilizia, che dà lavoro a centinaia di migliaia di persone. Se riparte l’edilizia riparte tutta l’economia, anche grazie all’indotto connesso all’edificazione di nuove case o alla ristrutturazione di quelle esistenti. Le organizzazioni del settore edilizio stimano in almeno 60 miliardi la cifra che queste misure attiveranno sul mercato. Il 10 marzo 2009 l’Unione Europea ha dato il suo assenso alla richiesta italiana di rendere permanente l’Iva ridotta al 10% per le ristrutturazioni.
CENTOMILA NUOVE CASE POPOLARI

IN CINQUE ANNI
Come da impegno assunto in campagna elettorale, il governo Berlusconi ha varato nel giugno 2008 un piano per la costruzione di nuove case, con uno stanziamento di 550 milioni di euro. Dopo otto mesi di trattativa, il 12 marzo 2009 la conferenza governo-Regioni-Comuni (la programmazione edilizia è materia «concorrente» tra Stato ed enti locali) ha dato il definitivo via libera al piano nazionale di edilizia abitativa. L’8 maggio 2009 sono stati attivati i primi 350 milioni di euro. Di questi: 200 milioni di euro sono ripartiti tra le Regioni per costruire alloggi popolari; gli altri 150 milioni danno il via al fondo immobiliare voluto dal governo per finanziare la costruzione di nuove case a prezzi sociali. Questo fondo a regime raccoglierà investimenti per tre miliardi di euro, con il contributo delle fondazioni bancarie, della Cassa depositi e prestiti e con la collaborazione di Regioni ed enti locali. Destinatari del piano sono i nuclei familiari a basso reddito, anche monoparentali, le giovani coppie a basso reddito, gli anziani in condizioni sociali o economiche svantaggiate, gli studenti fuori sede, gli immigrati regolari a basso reddito a patto che risiedano da 10 anni in Italia e da 5 nella regione.
ZERO BUROCRAZIA PER CHI AMPLIA CASA
L’idea lanciata dal presidente del Consiglio consiste nel favorire l’ampliamento di abitazioni mono o bifamiliari, eliminando le rigidità della burocrazia e accelerando le procedure amministrative per i permessi. Il permesso di costruire sarà sostituito con una perizia firmata dal progettista. Con questa legge gli italiani potranno rendere più confortevole e più bella la loro casa. Sarà possibile aumentare in media del 25% la volumetria degli edifici esistenti oppure abbattere case con più di vent’anni di vita e ricostruirle con dimensioni più ampie del 35% se si usano materiali ecologici. Il provvedimento riguarda solo il patrimonio edilizio esistente: sono esclusi i centri storici, le case d’epoca e gli immobili vincolati, perché beni storici, artistici o monumentali. Per evitare ogni tipo di abuso vi sarà una rigorosa sorveglianza. Il 2 aprile 2009 governo e Regioni hanno siglato un accordo con il quale le Regioni si sono impegnate a preparare singoli piani e leggi regionali per stabilire in che modo dare seguito al piano del governo. All’inizio del 2010 quasi tutte le Regioni hanno approvato leggi che agevolano l’ampliamento delle case diminuendo gli adempimenti burocratici, tranne la Calabria e la Sicilia.
LA VENDITA DELLE CASE POPOLARI
Gli attuali inquilini di case popolari potranno riscattare a condizioni vantaggiose l'abitazione in cui vivono: nel giro di qualche anno, un milione di persone diventerà proprietario di casa. Con l’intesa del 12 marzo 2009, anche su questa parte del progetto c'è l'accordo degli enti locali per dare il via alle cessioni degli appartamenti. Il ricavato di queste vendite sarà investito in altre opere di edilizia pubblica.

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