Ticket-tangenziali solo se servirà per tunnel e metrò

(...) Ci possiamo stare. Sarebbe anche un modo per eludere in qualche caso il giugulatorio patto di stabilità imposto dall’Europa che impedisce a Comune e Provincia, come a tutte le amministrazioni locali, di spendere più di una certa somma anche se i soldi sono in cassa. Infatti quei soldi non sarebbero del Comune o della Provincia ma della «Milano Serravalle - Milano Tangenziali» Spa a capitale misto controllata da Palazzo Isimbardi.
Ci possiamo stare, dunque, ma patto che le cose stiano davvero così. Deve essere garantita la destinazione di quei fondi: non possono servire a risolvere eventuali problemi finanziari del gestore o a pagare più lauti dividendi agli azionisti. Non abbiamo alcun pregiudizio verso i dividendi e in generale le rendite finanziarie. Siamo, anzi, dell’idea che in una certa misura siano uno stimolo alla crescita delle aziende e quindi dell’economia. Ma pacta sunt servanda, i patti con gli utenti-consumatori-contribuenti vanno rispettati: se mi si dice che devo pagare il pedaggio sulla tangenziale per completare, ad esempio, la linea 4 della metropolitana - una sorta di tassa di scopo, chiamiamolo «pedaggio di scopo» - mi sta bene, ma devo essere certo che le cose vadano effettivamente così, arrivando magari alla costituzione di un apposito fondo dedicato. Io, ad esempio, sono un tifoso fanatico del tunnel Linate-Fiera, bellissimo progetto momentaneamente (spero) accantonato e che, inoltre, verrebbe realizzato in parte in project financing, cioè a spese dei costruttori che poi ne terrebbero la gestione. Bene, perché non contribuire a quell’opera - finalmente un’idea «in grande» per Milano - ripescandola subito dal cassetto nel quale rischia di finire dimenticata? Insomma, sì al pedaggio a patto che in tempi rapidi chi lo paga veda concretamente e con chiarezza a cosa è servito.
A queste condizioni possiamo anche non porci un problema di equità e pari trattamento col Raccordo anulare di Roma, che evidentemente non ha bisogno di nuovi pedaggi, tanto lo sappiamo che a pagare grandi opere e infrastrutture per la capitale è sempre Pantalone.

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