Tomba si rivede in Rossi «Caro Valentino l’Italia non ci merita»

«Non ne ha bisogno, ma potrei aiutarlo con la mia esperienza»

Alberto Tomba, le recenti vicissitudini di Valentino Rossi, finito in prima pagina per fatti extra sportivi, non le ricordano qualcosa del suo passato?
«Ho sempre pensato di essere io il più preso di mira dello sport italiano, ero convinto che per un mito come lui sarebbe stato diverso, ma evidentemente mi sbagliavo; ed è brutto, è triste che nel nostro Paese le cose vadano così».
Loris Reggiani ha detto in televisione che i fenomeni dello sport come Tomba, Pantani e Rossi andrebbero tutelati, non demoliti. Cosa ne pensa?
«A volte penso che abbiamo sbagliato a nascere in Italia, penso che qualcuno non ci meriti, ma poi mi ricredo e penso che dobbiamo imparare ad amare il nostro nemico».
Chi è il nemico?
«L’invidia, la troppa invidia di chi ci vede bravi, belli, ricchi e famosi. Devono sempre parlare di noi, anche se non c’è nulla da dire. È Ferragosto e mancano le notizie da prima pagina? Ecco la storia dell’evasione fiscale bella e pronta! Mi chiedo: non potevano aspettare la fine del campionato per tirare fuori certe faccende, ancora tutte da verificare per di più? Il campione in difficoltà andrebbe aiutato, non massacrato. All’estero almeno farebbero così. Da noi invece si esaltano di più i personaggi dei reality show, uomini e donne che non sanno far nulla se non apparire. Vengono rispettati più dei campioni, forse perché in loro è più facile identificarsi».
Rossi non parla con la stampa e affida le sue parole ad una velina. Anche lei in un momento difficile della sua carriera rifiutò di presentarsi ai giornalisti e rilasciò le sue dichiarazioni a un registratore portatile.
«È successo una volta sola, all’Olimpiade di Nagano nel 1998, dopo la brutta caduta in gigante: mi ero fatto male ed ero stanco. Fece più notizia quell’unico no di mille sì».
Conosce Valentino Rossi? È in contatto con lui?
«Sì, l’ho conosciuto abbastanza bene negli ultimi anni, ci sentiamo per telefono, recentemente gli ho mandato un sms di incoraggiamento, ma uno come lui sa già cosa deve fare per riprendersi e non ha bisogno di nessuno, in effetti però con la mia esperienza potrei aiutarlo».
Lei come usciva dai momenti difficili?
«Faccio notare che per i campioni come me o come Rossi, spesso vincenti, la gente reputa difficili i momenti in cui si arriva secondi. Per quanto mi riguarda, le critiche mi caricavano anziché deprimermi. Quando poi mi provocavano, reagivo d’istinto e mi veniva naturale andare ancora più forte per dimostrare che ero davvero il migliore. Dopo i deludenti Giochi di Nagano del 1998, ad esempio, tutti mi davano per finito e io sono andato a vincere l’ultimo slalom della stagione, battendo proprio il campione olimpico. Fu la mia ultima vittoria, pochi mesi dopo decisi di smettere, ma non perché mi sentivo finito, tutt’altro, so che avrei potuto andare avanti e vincere ancora, ma perché tutto il contorno mi aveva stancato, schifato».
Secondo lei che problemi ha Valentino Rossi in questo momento?
«Problemi di materiale sicuramente, le gomme e la moto non sono all’altezza di quelle degli altri e lui fatica a star dietro a gente che prima non vedeva nemmeno. Purtroppo in pochi lo capiscono. Anche a me capitò di avere problemi di materiale, soprattutto in gigante, ma questo non faceva notizia. Dopo tante vittorie è comunque naturale che arrivi il momento in cui si perde. Successe anche a me nel 1989 dopo l’annata trionfale del doppio oro di Calgary e delle nove vittorie in coppa.

E quando un campione che piace alla gente non vince si deve comunque parlare di lui e allora si vanno a cercare notizie extra sportive. A volte sembra ci sia la precisa volontà di far cadere il mito. Sempre per l’invidia di cui parlavo prima, ma anche per cattiveria, nel mondo ce n’è sempre di più».

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