Il tormentone? Il bamboccione in crisi

Finita l’epoca dei "Vamos alla Playa" e di "Dammi tre parole, sole, cuore, amore". La canzone cult del momento racconta trentenni indecisi a tutto, ragazzi che non sanno cambiare vita e generazioni che non vogliono crescere. Almeno per ora

Il tormentone? Il bamboccione in crisi

Milano - Sorpresa: quest’estate il tormentone è politicamente scorretto. Altro che Vamos a la playa oppure Luglio col bene che ti voglio o tutte quelle canzoncine lì che iniziano quando uno mette le infradito in spiaggia e poi addio, chi s’è sentito, s’è sentito e bentornato inverno. No, ora è il turno di Per dimenticare degli Zero Assoluto, che modestamente sono gente del ramo visto che ogni due anni azzeccano il ritornello giusto. Però stavolta il loro brano, che è il più trasmesso (o quasi) dalle radio, è naturalmente assai orecchiabile, e va bene. Ma ha un peso specifico che neppure un trattato di psicologia. Gli Zero Assoluto hanno fatto il Porta a Porta del pop, cantano meglio di un dibattito in seconda serata e lo share, ahimè, è altissimo. Titolo della puntata: sbrighiamoci a crescere. Gli ospiti ci sono tutti e l’argomento è di quelli che ti capitano una volta per generazione: quella strana sensazione di essere inadeguati e quel diffuso e tragicomico desiderio di aspettare perché il meglio deve ancora arrivare. E così si canta Per dimenticare e, dimenticando, intanto il tempo passa.
Segno dei tempi, direte. È vero. Insomma, Per dimenticare è la storia autobiografica di un invito a nozze fatto, ecco il dramma, dall’ex fidanzata: lei si sposa con un altro e tu (in questo caso il cantante Matteo Maffucci) fai i conti con il tuo divorzio dalle responsabilità, con l’incapacità di prendere decisioni decise, di fare scelte, di diventare finalmente maturo. E fuggi, ci scherzi su con la lacrima agli occhi. Gli Zero Assoluto hanno fatto la foto di un problema nazionale: l’indecisione purchessia. Tutti qui a baloccarci coi dubbi e a giochicchiare con le attenuanti generiche della crisi, del lavoro che manca eccetera eccetera. E tutti qui, in questa estate piena, a canterellare catarticamente la nostra debolezza. D’accordo, di trentenni indecisi a tutto, più i vari irriducibili overquota, il nuovo cinema italiano ha già parlato a palla, da Muccino in giù. Nick Hornby, poi: libri e film. Poi c’è il settore under, quello dei (presunti) minorenni monopolizzato da Federico Moccia che al tema ha appena dedicato il libro Scusa ma ti voglio sposare mentre Raoul Bova e Michela Quattrociocche sono sul set per trasformare la scusa in un altro campione d’incassi. Ma una canzone non si limita a stare sullo schermo una volta tanto, lei ti perseguita tutti i giorni per mesi, ti prende impreparato, ti obbliga ad assorbirla, ruminarla, metabolizzarla. Intendiamoci, anche quest’estate abbiamo la nostra volatile dose di Lady Gaga o di Gemelli Diversi e guai a chi non ha ascoltato almeno una volta le Pussycat Dolls oppure Indietro di Tiziano Ferro. «Io sarei pronto - dicono gli Zero Assoluto - a cambiare vita» e in quel sarei, drammaticamente ipotetico, c’è tutto l’identikit di una generazione sfuggente. Insomma, capirete che rispetto a «Dammi tre parole sole cuore amore» (massì, Valeria Rossi nel 2001 prima dell’11 settembre) oppure a «Baila, baila morena sotto questa luna piena» (già, è di Zucchero) siamo al «tormentone reloaded», alla nuova generazione di brani che si fanno cantare d’estate ma che non finiscono lì e che, se vogliamo, sono così politicamente scorretti e impertinenti da farci pure riflettere.

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