Toro ancora senza derby In A ci torna il Brescia

I lombardi in vantaggio 2-0 con Possanzini e Caracciolo. Arma rimette in corsa i granata, ma l’assalto finale è inutile

Toro ancora senza derby  
In A ci torna il Brescia

Brescia - Il paradiso è biancoceleste, i colori del Brescia, tornato dopo cinque lunghe stagioni passate a masticare amaro in serie B, a respirare il profumo della promozione. Al terzo tentativo ai playoff ce l’ha fatta e con pieno merito. La squadra di Iachini, infatti, ha giocato decisamente meglio degli avversari, ha costruito parecchie azioni pericolose e avrebbe meritato un punteggio più ampio, ma ha trovato l’opposizione di un Morello in serata di grazia. Il Torino si è battuto con generosità ma anche con i nervi a fior di pelle. Una brutta compagnia.

In realtà la partita è iniziata un bel po' prima del fischio d'avvio dell'arbitro Rizzoli. Solite esibizioni di tifo «contro» con cori e insulti vari, in particolare all'arrivo del pullman del Toro, sventolìo di bandierine azzurre, striscioni, alcuni dei quali ostili al presidente bresciano Corioni, petardi, bombe carta e quant’altro di orrendo offrono gli stadi italiani. In tanta schifezza un solo cartello con un pizzico di humor, quello con la scritta: «Zio esiste», in riferimento alla squalifica, poi rientrata, del granata Bianchi il quale, per la gente del posto, ha una colpa incancellabile: è bergamasco ed ex atalantino. Insomma, il peggio del peggio. All’esterno, qualche scaramuccia, presto sedate dalla forza pubblica, presente in gran numero. In tribuna tanta gente, come ai bei tempi della serie A di Baggio. Strapieno il settore riservato alla tifoseria granata.
Il Brescia privo di Mareco e Budel squalificati, si è presentato, rispetto all’ andata, con De Maio in difesa a far coppia con Bega, e Cordova a centrocampo. Il resto nel consueto 3-5-2. Sull’altra sponda, Colantuono, all’ultimo impegno con il Torino (oggi passerà all’Atalanta), ha schierato i suoi con il classico 4-4-2, con la novità Salgado al posto di Scaglia, bresciano doc, tenuto in panca. L’avvio è stato molto vivace con il Brescia, cui stava bene il pareggio, pericoloso in tre circostanze, prima con Possanzini, poi con Vass e poco dopo con Caracciolo, il cui destro è scivolato a lato di poco con Morello immobile. Il Torino, però, non ha fatto una piega e, a sua volta, è andato vicino al gol con Salgado, colpo di testa bloccato a terra da Arcari, e con D’Ambrosio, deviazione volante a fil di traversa. Al 24’ Salgado, infortunato, ha abbandonato, sostituito da Arma, l’autore della rete annullata all’ultimo secondo nel match d’andata. Un secondo dopo, Caracciolo, in contropiede solitario ha sfiorato il montante con Morello superato. Ancora il Brescia vicino al gol con una punizione di Cordova: il portiere ha toccato il pallone mandandolo contro la traversa. Era il preludio al gol, arrivato al minuto 34’, autore Possanzini con un gran tiro che si è infilato nell’angolo dove i portieri non possono arrivare. I granata hanno sbandato paurosamente e Morello ha compiuto un miracolo ribattendo la conclusione di Rispoli, giunto tutto solo davanti a lui. Poco prima del riposo, Pestrin è uscito sostituito da Barusso.

Alla ripresa il gioco si è fatto confuso ed è andato avanti senza sussulti fino al 20’ quando Ogbonna ha atterrato Possanzini a un dito dalla linea di fondo e Rizzoli ha assegnato il rigore, Caracciolo ha trasformato scatenando l’entusiasmo della folla lombarda e la rabbia dei granata. D’Ambrosio, sostituito da Scaglia, si è accapigliato in panchina con Hetemaj. Inevitabile il rosso per entrambi. Zambelli, preso di mira dagli inferociti granata, è stato spedito in doccia anticipata da Iachini; al suo posto è entrato Berardi. Immutato lo schieramento. Al Torino, disunito, confusionario, avvilito, ha fatto leva sulla grinta, in verità, l’unica vera arma messa in mostra dalla squadra di Colantuono, ma è stato ancora il Brescia ad andare vicino alla terza marcatura con Caracciolo e Morello ha compiuto l’ennesima prodezza della serata. Arma, uno dei peggiori, in mischia, ha trovato lo spiraglio giusto per battere Arcari, ma la gente di casa non ha fatto una piega. Poi è partita la ola, primo atto della lunga notte bresciana.

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