La «Tosca» va in scena ed è successo

La «Tosca» va in scena ed è successo

«Carlo è tornato felice». Il sindaco Marta Vincenzi ha pronta la battuta al termine della prima riunione del nuovo Cda, conclusasi lunedì scorso nel tardo pomeriggio. Scaramanzia o certezza, questo è da vedere, aspettando la prossima settimana, quando si toccheranno temi scottanti, non ultimo la nomina del tanto atteso nuovo sovrintendente. Intanto però, martedì sera, «Tosca» con Daniela Dessì e Fabio Armiliato - e un sentito pensiero al baritono genovese Giuseppe Taddei appena scomparso - ha conquistato la platea del teatro: applausi scroscianti a scena aperta, ovazioni, richieste di bis a gran voce: insomma, un successo cui si assiste di rado, ultimamente, al Carlo Felice, che sgombera per il momento le nubi nere che offuscano il cielo della lirica in città e che fa ben sperare in un futuro più solare.
Il sipario si è alzato su un palcoscenico gremito di interpreti, affiancati dalle maestranze artistiche genovesi: «Siamo vicini ai lavoratori del teatro - ha letto a nome di tutti gli artisti la Dessì - ed esprimiamo loro la nostra solidarietà per la pesante situazione creata dal decreto Bondi; ma siamo felici che per il rispetto del pubblico questa Tosca vada in scena, per donare alla città una serata davvero speciale».
Sospiro di sollievo per chi temeva uno sciopero dell'ultima ora e promessa mantenuta: spettacolo garantito e pure un doppio assaggio di «E lucevan le stelle». La coppia Dessì Armiliato ha naturalmente raccolto l'entusiasmo del pubblico: Cavaradossi, appassionato amante e spavaldo ribelle, si è congedato dalla vita con un'aria eseguita con gusto ed intelligenza musicale, anche se vocalmente non sempre inappuntabile; così come Tosca, personaggio comunque dipinto con grande esperienza, e che con «Vissi d'arte» ha avuto, meritatamente, caldi consensi dalla platea. Molto bene Scarpia (Claudio Sgura) bella voce, manca forse di un pizzico di carattere per dare al suo personaggio - «grandioso» nella sua malvagità e scaltrezza - quello spessore drammatico che lo caratterizza e che lo rende la figura più interessante dell'opera. Regia (Renzo Giacchieri) tradizionale ma molto efficace, splendide e di grande impatto le scene dipinte (Adolf Hohestein, riprese da Ettore Rondelli).
Sul podio, Marco Boemi ha diretto con correttezza ed enfasi, anche se non sempre la resa sonora è stata ottimale e in sintonia con la scena. Bene coro e orchestra e coro di voci bianche, con una nota di merito al piccolo interprete, il pastorello Luca Arrigo. L’opera, con altri interpreti, sarà replicata fino a martedì 22 giugno.

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