La «tragedia greca» di Papandreou

Suo padre aveva rafforzato il settore pubblico e ampliato la sanità. Lui, oggi, per salvare la Grecia dal collasso, deve tagliare i salari ai funzionari statali e ridurre la spesa pubblica. C’è chi, pescando nel passato dell’antica Ellade, ha già definito il premier George Papandreou un nuovo Edipo, «parricida» nei confronti delle politiche del genitore, che guidò il Paese due volte, dal 1981 al 1989 e dal 1993 al 1996. Il governo di Papandreou, leader del Partito socialista greco, ha annunciato ieri nuove misure di austerità per il risanamento dei conti pubblici. Il pacchetto ha come obiettivo la riduzione del deficit di 4 punti percentuali. Per traghettare la Grecia fuori da una crisi che rischia di avere impatto sull’Europa, il premier è costretto a politiche che scontentano il suo elettorato: cresce l’Iva, aumentano le tasse non soltanto sui beni di lusso ma su tabacchi, alcolici e carburante, tagliati gli stipendi ai funzionari statali. Poi, c’è la promessa di portare avanti la lotta all’evasione fiscale. Ieri, ad Atene, gli insegnanti hanno manifestato contro la riduzione dei salari e i tassisti hanno scioperato contro l’obbligo delle ricevute. Ma non c’è altra strada che alienare la sua base, per il premier Papandreu, 58 anni, erede di una dinastia politica. Figlio e nipote di premier socialisti, il magro signore con i baffetti che ama la palestra e la bicicletta è, secondo chi lo conosce, diplomatico e riflessivo. Ma testardo. Le cronache raccontano di un bambino di 13 anni svegliato una notte di aprile del 1967, quando una giunta militare prese il potere ad Atene, dalle forze speciali che fecero irruzione a casa Papandreou, per prelevare il padre Andreas. Puntarono una pistola alla tempia del ragazzino chiedendogli dove fosse il genitore. Lui, tranquillo, rispose: «Non so». È con altrettanta calma che ha parlato ai deputati socialisti martedì, per prepararli alle nuove misure: «Dobbiamo prendere decisioni difficili, in alcuni casi ingiuste. Non è una scelta, è una necessità».
Papandreou parte domani mentre la piazza si organizza. Va a cercare l’appoggio di Angela Merkel, dei presidenti francese e americano, Nicolas Sarkozy e Barack Obama, forte di un nuovo pacchetto che dimostra buona volontà. Nato in Minnesota durante l’esilio del padre, il premier ha studiato tra Stati Uniti, Svezia e Gran Bretagna. Il suo curriculum gli fornisce credibilità. «È un cosmopolita - dice al Giornale Giorgio Arfaras, economista di origini greche e direttore di economia@centroeinaudi - ha esperienza internazionale e questo aiuta Atene, che ha una reputazione modesta all’estero». La scelta di Papandreou «è drammatica: da un lato non può che salvare la patria; ma non può salvare la patria a danno dei suoi elettori. È una tragedia greca. Non c’è un finale hollywoodiano».
Le elezioni sono lontane, ma il premier sa che il suo non è solo un problema greco: il debito del Paese è detenuto dall’estero. Il salvataggio di Atene è quello di mezza Europa.

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