«Tre stagioni» della vita diventano poesie

«Tre Stagioni» di Giuseppe Egidio Maniscalco è un libro di poesie scritte in tre momenti della vita per 27 anni a partire da quando l’autore, di anni, ne aveva 11: l’adolescenza fino ai 18, la giovinezza fino ai 25, l’età matura fino ai 37 nel 1985.
Li ha pubblicati il raffinato Editore Pirella. Nella prima pagina all’interno lo stemma dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme che gode fama di opere caritative e di fratellanza. Maniscalco ne è Cavaliere e una conferma a questi valori ci viene da una poesia della giovinezza «La mia strada»: «Passano i giorni, / passeranno gli anni, / ma a me basta lasciare, / nella mia strada, / un segno dell’amore: / con questo segno, / su questa strada, / arriverò agli “altri”, / riscoprirò me stesso».
In tal senso ci parlano anche i versi «per la pacifica convivenza in Alto Adige», scritti con la speranza che Austriaci e Italiani si tendano la mano e sciolgano un inno a «Dio, Patria più vera». Il desiderio di pace s’indirizza anche al «Fratello indiano», che nei suoi giochi di bimbo per inconsapevole razzismo collocava dietro gli altri soldatini in quanto povero e nudo: «Ti diedero un Libro Sacro, / ma non vissero mai / secondo le tue parole, / e mai, nella vita, / gli uomini bianchi / dimostrarono d’essere con te / figli d’uno stesso Padre». E ancora «Pace nel mondo» dove in un umile quartiere un bambino gioca con un vecchio orsacchiotto sotto la parola graffitata sul muro e forse un giorno odierà suo fratello e «sarà questa un’altra colpa nostra»!
In alcune liriche domina il senso di Dio, che «come spira il vento, tu non sai donde venga o dove vada». Tu non lo vedi ma non puoi dire «Eppur lo sento».
Alcune liriche-gioiello della raccolta, con forte carica etica, sono su temi inusuali: «Libertà e strozzinaggio», «L’indennità parlamentare» per cui tutti i partiti furono d’accordo e con cui sbafano deputati e senatori, «La pensione ai combattenti» che si fa tardare perché chi è tornato da un inferno ha già in tasca il passaporto per migrare verso il fuoco eterno. Poi liriche dedicate alla montagna, alla bicicletta, alla fortuna che l’autore non ha mai conosciuto e «questa forse è stata la sua fortuna», all’autiere che se il cannone tace, farà di più che portare viveri ai combattenti.
Preziose poi le liriche d’amore. L’«amore» nell’adolescenza aveva reso omaggio ad Elena di Savoia per l’inaugurazione del Monumento in Messina (Maniscalco è siciliano), una regina dal viso «tanto triste» quando la guerra infuriava, più tardi si esprime in una dedica a Flavia Steno, ottima educatrice. Infine, dopo un sogno giovanile, si accentra sulla moglie Magda (cui dedica il libro) e su Irene Maria, la figlia appena nata, con l’augurio che un giorno «sia stimata come si conviene a chi è nobil nel cuore e nella mente». Un bell’ideale di femminilità!