Tre verità per la cena che fa paura a D’Alema

«La cena per farli conoscere». Non è un film. Gianpaolo Tarantini, signore degli appalti sanitari in terra di Puglia e amico di «quelli che contano», vuota il sacco davanti agli uomini della Guardia di finanza di Bari. Così finisce a verbale: «Organizzai una cena elettorale in favore dell’onorevole D’Alema presso il ristorante “La Pignata” nel 2007. Conservo l’elenco delle persone presenti e mi riservo di riprodurlo».
Apriti cielo. Panico. A sinistra montano subito il tavolo per il gioco delle tre carte, ovvero come ti nascondo l’evidenza. Il sindaco Pd di Bari, Michele Emiliano, provvede a ricostruire la serata: «Ho visto Tarantini per la prima volta a questa famosa cena di autofinanziamento organizzata per D’Alema. Massimo mi chiamò per chiedermi di andare per primo, lui avrebbe tardato. Varcai la porta del ristorante, mi fu presentato questo signore che disse di chiamarsi Gianpaolo Tarantini. Davanti a quel nome raggelai. D’Alema arrivò verso le 23. Rimase 10 minuti, non di più, giusto il tempo dei saluti. Poi scappammo via». Come smentita, non troppo convincente. Tanto che il lìder Massimo, tirato in ballo dalle verbalate del Corriere della Sera, si sente in dovere di mischiare di nuovo il mazzo. E scrive una lettera-verità, la sua naturalmente: «Non conosco Gianpaolo Tarantini. Non ho mai avuto occasione di incontrarlo o di frequentarlo». D’accordo, e la cena? «Arrivai tardi, feci un breve saluto e me ne andai. Non avevo alcuna idea di chi aveva organizzato, promosso e pagato». Intanto, prima di prendere carta e penna e di indirizzare il tutto a via Solferino, aveva minimizzato: «Ma io quella volta non ho nemmeno mangiato perché avevo da fare. Eppoi, dov’è la notitia criminis?».
Giusto il tempo di nascondere i piatti rotti sotto il tappeto, che spunta un’altra versione. Ancora Emiliano e quel dannato convivio: «Sono certo, Massimo non sapeva proprio nulla. A quella cena ero stato trascinato dalle stesse persone, devo ammetterlo, appartenenti forse al Pd, che avevano intensità di rapporti con Tarantini. Fargli incontrare D’Alema, perciò, era una specie di ricambio dei favori ricevuti da Tarantini». Ecco, ma allora... Emiliano taglia corto: «L’unico pensiero che ebbi fu di portar via D’Alema alla velocità della luce».
Sarà. Eppure il mistero della tavolata anziché chiarirsi s’infittisce. Prendete Panorama in edicola oggi. Rivela ben altri particolari: prima di tutto, la data dell’evento. Non nel 2007, ma «il 28 marzo 2008», quindi a ridosso delle Politiche. Alla «Pignata» pare fossero presenti 80 commensali, tra dirigenti della sanità regionale e vertici più o meno locali del Pd. Giura il proprietario del ristorante, l’83enne Franco Vincenti: «Nessuno scappò via: quella sera si fermarono sia Emiliano sia D’Alema. Al suo fianco era seduto Tarantini». L’allora ministro degli Esteri aveva appetito. «“Franco, fammi mangiare”, mi disse». Ah, Valenti toglie a Baffino pure le curiosità sul conto. Pagò un collaboratore di Tarantini. Sui 3mila euro, ricorda il patron. «Un prezzo di favore». Ci mancherebbe.