Tremonti: «La banca del Sud che s’ispira alla Francia»

RomaIl ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è sceso da solo nella sala stampa di Palazzo Chigi a presentare il ddl che istituisce la Banca per il Mezzogiorno. Non c’è nessuno al suo fianco anche se in prima fila lo ascoltano il ministro Calderoli e il sottosegretario Bonaiuti. Il provvedimento è stato approvato dal Consiglio dei ministri grazie alla mediazione del premier Berlusconi. L’ok è stato unanime ma il titolare dei Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto non l’ha firmato criticandolo insieme all’altra «sudista» Stefania Prestigiacomo.
La banca. La nuova banca per il Meridione istituita dal governo si chiamerà «Banca del Mezzogiorno», perché il nome «Banca del Sud» è già stato registrato a Napoli. Lo scopo è semplice: al Sud le banche raccolgono più denaro di quanto ne prestino e dunque è necessario un riequilibrio. «Tutti i grandi Paesi europei hanno banche regionali proprie. Il Mezzogiorno no», ha detto.
Carrozzoni. Il nuovo istituto «non può diventare un carrozzone perché è vietato dall’Europa». Il disegno è semplice: la banca agirà come «una struttura di servizio comune attraverso una rete di banche». Non è una Mediobanca del Sud ma un’esperienza sul «modello francese del Crédit Agricole che nasce dal territorio ma poi confluisce in una struttura unica». Lo Stato è solo «il socio promotore che dà il colpo di manovella e poi esce». Niente cattedrali nel deserto. I destinatari del credito saranno «l’albergo che vuole ampliarsi e l’esercente di un attività balneare che vuole aprire una pizzeria: in questa banca non si parla inglese».
Funzionamento. Il ddl istituisce il comitato promotore della banca che sarà composto da 15 membri incluso un rappresentante di Poste Italiane che al Sud conta oltre 4mila uffici. Vi potranno aderire «le banche di credito cooperativo, le popolari se disponibili e altri soggetti» che intendano essere attivi sul territorio per il piccolo e medio credito.
Iter. Il ministro intende affidare al Parlamento un ruolo attivo nella definizione dell’istituto. Rapidamente, si spera. «Se vuole il Parlamento può essere veloce ed efficace», ha osservato precisando che dopo il via libera occorreranno altri «due-tre mesi perché il comitato promotore organizzi tutto».
Il ruolo di Poste. «C’è la possibilità che le Poste svolgano una funzione complementare e sussidiaria a questo progetto», ha spiegato Tremonti precisando che sarà il gruppo guidato da Massimo Sarmi (ieri a Palazzo Chigi) a «dire come».
Raccolta e impieghi. La Banca del Mezzogiorno raccoglierà risparmio attraverso titoli ad hoc. I sottoscrittori pagheranno un’imposta agevolata del 5% (meno dell’attuale 12% sui titoli) se li terranno almeno dodici mesi. Nessuna preclusione sugli emittenti: potranno essere la banca del Sud o altre banche. Funzionerà meglio delle banche che già ci sono? «Per fare condizioni migliori delle attuali ci vuole poco», ha detto Tremonti, molto critico nei confronti degli attuali schemi di «Basilea 2» per la valutazione del merito di credito.
Agevolazioni. La relazione tecnica del ddl stima un’emissione potenziale di questi titoli fino a 6,75 miliardi di euro, ossia il 50% del credito a medio-lungo termine nel Sud. La perdita di gettito per lo Stato sarebbe limitata a 9,2 milioni. Lo Stato potrebbe poi garantire anche gli stock di mutui che la Banca del Mezzogiorno acquisirà.
Piano per il Sud. Al ddl di Tremonti seguirà l’istituzione di un comitato che presenterà le linee guida del piano per il Sud voluto dal presidente del Consiglio. La cabina di regia farà capo al ministro Scajola e vi parteciperanno Fitto, Matteoli e Tremonti. I titolari delle Regioni e dell’Ambiente, però, sono ai ferri corti con il Tesoro. Indispettiti dai tagli della Finanziaria e dal fatto che l’intervento per il Sud sia preceduto da un’iniziativa a costo zero come la banca. «Gli incentivi sono un’altra cosa», ha tagliato corto Tremonti.
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